Un’estate preziosa: per pensare, fare discernimento, raccontare e “primear”!

In questi giorni va “chiudendosi” un anno bellissimo, ricco di incontri, esperienze, volte, sorrisi e che ha arricchito enormemente ognuno di noi.

E’ stato un anno intenso, in cui abbiamo avuto modo di approfondire innanzitutto come l’interiorità è il motore del nostro apostolato, di come si educhi a partire da un “qui, ora e tu” reali e concreti, tenendo ben presente un orizzonte più ampio che guardi al “per tutti, oltre e non ancora”. Ci siamo lasciati interrogare da chi vive fragilità per capire come essere davvero più inclusivi, affinchè il “per tutti” non sia uno slogan o una favoletta, ma una scelta vera. Abbiamo continuato a sottolineare l’importanza dei consigli parrocchiali. Un anno in cui abbiamo “invaso” Brusciano per urlare che la pace è possibile e che noi ci crediamo e in cui non abbiamo chiuso il cuore alle domande che questo tempo ci rivolge.

Abbiamo fatto tanto, a volte percependo un po’ di stanchezza per il cammino percorso, in qualcuno si è fatto più forte il senso di fatica per questi anni vissuti a mille. Ma nessuno è rimasto indietro, nessuno è rimasto solo, siamo stati una comunità vera, un popolo fedele che ha continuato a camminare incontro agli altri e al Signore con fiducia e speranza certa, sostenendosi e incoraggiando, modulando il passo per dare modo a tutti di restare insieme.

Manca l’ultimo pezzetto dell’arco di cerchio di questi anni: il triennio+1 entra nella sua fase più importante, quella di passaggio che come ogni fase di passaggio va attenzionata particolarmente per evitare il rischio che sia “terra di nessuno”. Ci attende un’estate importantissima a cui dedicare energia ed entusiasmo, in cui continuare a prenderci cura delle persone e dell’associazione, in cui custodire il presente e far germogliare il futuro.

Vorremmo, perciò, suggerirvi alcune attenzioni da avere in questi mesi:

Accompagnare e coinvolgersi: le persone sono sempre il primo pensiero, quello più importante, in alcuni casi l’unico che bisogna avere. Dovremmo già farlo, ma è bene dirlo: accompagniamo le persone che camminano insieme a noi interessandoci davvero alla loro vita, chiedendo come vadano le cose al di là del servizio associativo, ascoltandole pienamente e aprendo loro il cuore. Non facciamole sentire un ruolo o una funzione, coinvolgiamoci davvero nella loro vita, nella vita di tutti, e non pensiamo solo a come coinvolgere alcuni nei ruoli da coprire…

Normalizzare: il percorso di accompagnamento e di cura verso quanti ci sono affidati, di ascolto dei responsabili, di verifica del cammino fatto, è la normalità della vita associativa. In questi anni ce lo siamo detti varie volte: il consiglio è il motore dell’associazione soprattutto perchè è il luogo del discernimento comunitario, in cui uniamo pensiero e azione, in cui proviamo a leggere la realtà per proporre possibili risposte alle sfide di questo tempo, proviamo a elaborare percorsi e poi verifichiamo insieme quanto fatto. E in quest’ottica va visto il rinnovarsi periodico delle responsabilità per chiedere ai più adatti a rispondere alle domande che ci rivolge il qui ed ora (e non i migliori in assoluto!) di prendersi cura in modo specifico dell’associazione per u  determinato pezzetto di strada. Il cammino assembleare è un momento ordinario della vita associativa, normalizziamolo nella sua straordinarietà, viviamolo come un’occasione (preziosa!) di riflessione aggiuntiva e rivitalizzante della vita associativa, ma senza caricarlo di attese eccessive. Non finisce il mondo, non inizia il mondo, non si risolvono tutti i problemi. E’ il lavoro ordinario che fa la differenza. Sempre, ovunque e di tutti.

Qualificare: per fare bene ogni cosa ci vuole il tempo necessario e di tempo ne abbiamo poco. Quindi sfruttiamolo bene, qualifichiamolo, diamo valore ai nostri incontri, non facciamo le cose tanto per farle, stando attenti pure che non è che non le facciamo perchè “tanto è inutile, sono sempre le stesse cose e le sappiamo già”. Viviamo bene questo tempo estivo di riflessione e discernimento, incontriamoci per pensare insieme cosa il Signore e le persone chiedono all’Ac della nostra comunità in questo momento, cosa il Signore chiede alla vita di ognuno di noi ora. Iniziamo a sognare insieme l’Ac che vogliamo essere. 

Programmare: non arriviamo col fiato corto. Il tempo c’è, ma è importante pensare bene come strutturare il cammino assembleare, quali passi fare in base alle necessità specifiche di ogni realtà. Non si è ancora riunito il consiglio diocesano che definirà il calendario del prossimo anno, stilerà la bozza del documento assembleare e approverà il regolamento, ma alcune cose per “tradizione” le conosciamo già e possiamo già orientarci tutti. Indicativamente ad inizio ottobre ci sarà il convegno di inizio anno e ci riuniremo come presidenti parrocchiali per dirci le ultime cose prima del cammino assembleare, dando le varie informazioni tecniche ed operative. In quella occasione dovremo avere necessariamente le date in cui vorreste tenere l’assemblea per darci modo di stilare il calendario generale (dateci, per favore, due date possibili, in modo da avere anche una possibile alternativa). Tra ottobre e novembre ci saranno le assemblee parrocchiali che si intrecceranno con il cammino per l’elezione dell’Equipe diocesana dei ragazzi. A fine novembre la consegna delle tessere che vedrà riunirsi per la prima volta i presidenti parrocchiali e anche l’EDR. Poi a fine gennaio l’assemblea diocesana per l’approvazione del documento assembleare e l’elezione del consiglio diocesano. 

Raccontare: nel riflettere insieme, nell’aprire il cuore agli altri, nell’ascoltare davvero, non sottovalutiamo la necessità di raccontare e raccontarci. A volte trasmettiamo solo la fatica e la difficoltà della responsabilità, non lasciamo trasparire il bello che ci hanno regalato questi anni. Se così fosse solo dei folli sarebbero disposti ad assumere ruoli. Ma la responsabilità non è solo problemi e impegni (che pure ci sono, non dobbiamo ingannare le persone purchè ci dicano di sì), ma anche condivisione del lavoro, incontri, crescita personale, scelte di vita. Lasciamo emergere questa bellezza, lasciamo trasparire la meraviglia positiva in cui siamo stati immersi. E raccontiamo anche il buono e il bello fatto come Ac in questi anni, per evitare la tentazione del pianto a prescindere e per prendere consapevolezza del valore che la vita associativa ha per la vita di ognuno.

Celebrare: rendiamo il cammino assembleare una festa bella e per tutti! Non raffazzoniamo una data alla meglio, pensiamolo per bene, strutturiamolo con dei momenti in cui raccontarci la bellezza dell’Ac e il valore che ha nella nostra vita, di come provi a far capire ad ognuno che il Signore ha una parola per la vita di tutti. Pensiamo a dei momenti di riflessione su come essere a servizio della Chiesa e delle persone, al di là dei compiti, dei ruoli, delle scadenze e dei trienni. Senza alimentare un eventuale clima di pesantezza, sfiducia, fatica, chiusura. Il cammino assembleare è un momento di gioia perchè – ripeto – ci vede pensare insieme come metterci al servizio del Signore, della Chiesa, delle persone e del territorio in cui viviamo, come farlo tutti insieme, perchè siamo tutti protagonisti e tutti corresponsabili

Primear: prendiamo l’iniziativa. Non preoccupiamoci di stravolgere schemi, di sperimentare, di proporre, di pensare modi per coinvolgere le persone e per fare appassionare agli altri e al Signore. Osiamo. Proviamo. Tentiamo. Facciamoci davvero missionari. Bruciamo dalla voglia di incontrare persone. Cerchiamole. Coinvolgiamole nel nostro interrogarci e volerci bene. E festeggiamo con loro.

Vi proponiamo, inoltre, una traccia per un consiglio di fine anno. Lo abbiamo detto in apertura e ripetuto: crediamo con forza nel ruolo e nel valore del Consiglio parrocchiale.

Le possibilità sono svariate: potete usarla così com’è per riflettere quanto i verbi proposti della EG appartengano ad ognuno e all’Ac; potete scegliere di sviluppare soprattutto la parte di riflessione legata allo stile della responsabilità personale lasciandovi interrogare dalla figura di Armida Barelli; potete scegliere di provare a recuperare gli ambiti usati per l’assemblea diocesana del 6 marzo 2022 (L’attenzione alle persone e l’accompagnamento individuale, la popolarità i luoghi del discernimento comunitario, il fine oblativo della formazione, la cura degli educatori e dei responsabili, la creazione di una rete cittadina, l’attenzione alle famiglie, l’attenzione alla fase di passaggio tra giovani e adulti, il protagonismo dei ragazzi e dei giovanissimi, la cura delle situazioni di povertà e fragilità) e provare a chiedervi quanto “prendiamo l’iniziativa” per ognuna di esse e, magari, provare ad assumere un’attenzione specifica per il prossimo anno.

La potete scaricare su: Proposta-consiglio-parrocchiale-verifica-2023.pdf (193 download)

Riflessione-di-don-Paolino-Franzese.pdf (62 download)

Un’ulteriore scheda di lavoro predisposta dall’Ac nazionale: LA-CHIESA-CHE-SOGNIAMO-Schede-di-lavoro.pdf (84 download)

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