Insieme, anche se distanti. Lettera del Consiglio diocesano ai sacerdoti e agli assistenti.

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Carissimi sacerdoti,

all’inizio della terza settimana di “clausura”, il primo pensiero è per voi. Nei giorni scorsi siete stati raggiunti dalle parole paterne del nostro vescovo Francesco, e noi sentiamo di proseguire idealmente il dialogo che lui ha avviato. Sono ormai diversi giorni che non ci vediamo. Giorni che non scambiamo le solite quattro chiacchiere prima o dopo l’incontro, che non ci fermiamo a scherzare alla fine della messa, che non ci sediamo intorno a un tavolo per programmare incontri e attività.

Sappiamo che vi manchiamo. Forse in questi giorni state sperimentando in modo forte quanto papa Francesco dice a proposito dei sacerdoti. La sorgente del ministero, spiega il papa, è la «vicinanza a Dio». E dalla vicinanza a Dio discende «la vicinanza al Suo popolo. Stando vicini al Dio della prossimità, cresciamo nella consapevolezza che la nostra identità consiste nel farci prossimi. Non è un obbligo esterno, ma un’esigenza interna alla logica del dono».

La prossimità, esigenza interiore del ministero sacerdotale, vi è in parte negata nelle forme tradizionali, ma noi vogliamo dirvi che sentiamo forte la vostra presenza, come e più di prima. È come se vi sentissimo pregare, è come se avessimo vicino al nostro orecchio il battito del vostro cuore. È come se avvertissimo le vostre preoccupazioni per le persone che in questo momento non potete assistere come vorreste, per i percorsi che si sono bruscamente interrotti, per ciò che avverrà tra pochi giorni – come celebreremo la Pasqua? E con chi? -. Preoccupazione, soprattutto, per il “dopo”, per le macerie materiali che questo tempo potrebbe lasciare. Allo stesso tempo, mentre ci sentiamo in fortissima empatia con ciascuno di voi, contemplando quell’immagine fortemente evocativa della “messa senza popolo”, di voi soli sull’altare a celebrare per tutti noi, vogliamo anche dirvi di quanto abbiamo apprezzato la vostra risposta a questo tempo nuovo. Risposta energica, popolare, creativa, eterogenea nelle forme ma chiara nel fine: confermare che Dio è presente. Diciamo “confermare”, e non “ricordare”, perché, ve ne siete accorti, la nostra gente sa perfettamente che il Signore sta abitando questo tempo.

Anche noi laici, e noi laici di AC, ci stiamo dando da fare. Come voi, abbiamo pensato che la prima urgenza era rinsaldare e curare i legami. Ci stiamo impegnando molto in questa direzione e le tecnologie, per fortuna, ci aiutano. Ci sentiamo in campo, in special modo, per mettere in evidenza le ragioni della Speranza. In qualche modo anche per noi questo è un tempo esemplare, “conciliare”: la quarantena in casa ci obbliga a rendere la nostra primaria testimonianza in famiglia. Per tanti di noi che continuano a lavorare, poi, il dovere cristiano è esercitare la responsabilità ai massimi livelli e riappropriarci della dimensione temporale e secolare come “luogo teologico”. Abbiamo la sensazione di essere chiamati a fare uno scatto in più, ad essere pienamente laici, abitando il mondo oltre le sacrestie in cui ci sentiamo protetti. Vi chiediamo, perciò, una grossa mano in questo: sosteneteci nella preghiera. Continuate ad incoraggiarci nell’andare avanti, nell’essere presenza profetica nell’ordinario. Fateci percepire il vostro affetto anche e soprattutto ora che non abbiamo “compiti” da svolgere in parrocchia.

Inoltre, la necessità di essere aggiornati e informati, insieme alla necessità di osservare regole comuni, ci vede impegnati nella promozione del bene comune quale bene che chiede a tutti un passo indietro, per poter fare un passo avanti come collettività. Paolo VI diceva: «E dell’apostolato dei laici che cosa diremo? Vocazione esso è, libero perciò ma moralmente doveroso». Ecco, abbiamo il dovere morale di impegnarci da cristiani per tenere in piedi il Paese e poi farlo ripartire.

Ma, questo è chiaro, non potremo “ripartire” come prima. Siamo chiamati ad un grande e profondo cambiamento di stili di vita e di modelli sociali ed economici. In questa ricostruzione, riprendendo Paolo VI, voi sacerdoti potrete essere «con la parola e con l’esempio, “indicatori di direzione”».

Anche la Chiesa uscirà cambiata da questa esperienza di sacrificio. Non i grandi cambiamenti, quelli più a chiacchiere che nei fatti, quelli calati dall’alto. Ma cambiamenti semplici, ordinari. Il primo fra tutti, forse, sarà quello che ci renderà meno sensibili a questioni tutto sommato secondarie, se non inutili. Forse il primo cambiamento sarà ri-tararci tutti sull’essenziale, che è Gesù e il suo annuncio di una salvezza “per sempre” ad ogni uomo e a ogni donna. Sull’importanza dei legami nella trasmissione della fede, anche e soprattutto all’interno delle famiglie, nelle quali in questi giorni il dialogo tra le generazioni – tra genitori e figli – si alimenta con riflessioni sul trascendente che, forse per pudore, prima venivano evitate. L’annuncio della Speranza che ci sta dando la forza in questi giorni, dovrà trovare davvero concretezza nei nostri cammini.

Tra non molti giorni, cari amici e compagni di viaggio, potremo darci quell’abbraccio che ci è mancato. Vinceremo imbarazzi e timidezze, ci diremo quel “ti voglio bene” che a volte abbiamo tenuto dentro per pudore. Sarà una liberazione e, più liberi, riprenderemo il cammino!

Un grande saluto a tutti voi

il Consiglio diocesano
dell’Azione cattolica di Nola

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