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	<title>modulo nazionale &#8211; Azione Cattolica Nola</title>
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	<description>Il sito dell&#039;Azione Cattolica della Diocesi di Nola</description>
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	<title>modulo nazionale &#8211; Azione Cattolica Nola</title>
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		<title>On the road: Appunti dal convegno nazionale del Settore adulti</title>
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				<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 12:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enzo Formisano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Adulti]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>“Dolcemente viaggiare Rallentando per poi accelerare Con un ritmo fluente di vita nel cuore Gentilmente senza strappi al motore E tornare a viaggiare E di notte con i fari illuminare Chiaramente la strada per saper dove andare Con coraggio gentilmente, gentilmente Dolcemente viaggiare” Cantava così qualche anno fa (ok, molti anni fa) Lucio Battisti. E, ... <a title="On the road: Appunti dal convegno nazionale del Settore adulti" class="read-more" href="https://www.azionecattolicanola.it/2019/11/on-the-road-appunti-dal-convegno-nazionale-del-settore-adulti/">Continua a Leggere</a></p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“Dolcemente viaggiare<br />
Rallentando per poi accelerare<br />
Con un ritmo fluente di vita nel cuore<br />
Gentilmente senza strappi al motore<br />
E tornare a viaggiare<br />
E di notte con i fari illuminare<br />
Chiaramente la strada per saper dove andare<br />
Con coraggio gentilmente, gentilmente<br />
Dolcemente viaggiare”</p></blockquote>
<p>Cantava così qualche anno fa (ok, molti anni fa) Lucio Battisti. E, anche se non ha fatto parte della colonna sonora suonata, &#8220;Sì, viaggiare&#8221; rappresenta probabilmente nel modo migliore lo stile avuto e il senso del convegno nazionale del settore <strong>“On the road” </strong>(Roma, 22-24 novembre)</p>
<p>Un week end in cui il Settore ha voluto fare quello che è proprio del tempo assembleare: fermarsi un attimo per <strong>fare discernimento </strong>con l’obiettivo di <strong>tracciare la rotta insieme.</strong> E lo ha fatto a partire dai temi che sono emersi in questi anni, sintonizzandosi al contempo con il respiro più ampio di tutta la Chiesa.</p>
<p>Ecco, allora, il senso di <strong>fare il punto su alcune questioni:</strong></p>
<p>Come <strong>tenere insieme</strong> la necessità di un cammino ordinario, con le esigenze di una vita con i ritmi frenetici?</p>
<p>Quale strada di raccordo trovare tra <strong>la ricchezza che solo un cammino condiviso ed unitari</strong>o sa dare e la necessità di<strong> rispondere alle esigenze specifiche</strong> degli archi di età che fanno parte del settore adulti?</p>
<p>Come fare per riflettere insieme sulle <strong>sfide che il futuro e la società ci sta ponendo</strong> senza rinunciare alla nostra identità, senza smettere di essere inclusivi e parlando a tutti?</p>
<p>In che modo <strong>strutturare la formazione degli animatori e dei responsabili</strong> adulti tenendo insieme l’attenzione alla gestione del gruppo, alle tecniche di animazione e ai contenuti da mediare?</p>
<p>Come essere pienamente laici portando <strong>la parrocchia in città e la città in parrocchia</strong>?</p>
<p><strong>Ricette, naturalmente, non ne sono state date</strong>: l’associazione è grande e distribuita su tutto il territorio nazionale, dove il sentire comune trova traduzioni diverse in base alle necessità specifiche.</p>
<p>La sensazione forte, però, che è stato possibile trarre è che <strong>la linea tracciata in questi anni in diocesi va nella direzione giusta</strong>: percorsi che fungano da apripista e da collante<em> (il cammino per i genitori, il minicampo Acr e famiglie)</em>, una formazione che sappia parlare alle necessità e alle difficoltà degli adulti di oggi con uno sguardo molto esperienziale e concreto <em>(i campi di settore sul tempo e la pazienza)</em>, la strutturazione di un cammino per responsabili che rilanci l’attenzione alla formazione dei “formatori” integrando tutte le necessità individuate da “Compagni di strada”, le attenzioni per includere davvero gli adulti-giovani e le famiglie all’interno della vita diocesana <em>(l’ apertura alla fascia dei neoadulti degli incontri del settore giovani, il pensare a gruppi specifici in alcune attività del settore adulti, la presenza stabile di un servizio di animazione per bambini durante le attività)</em>.</p>
<p>Insomma, <strong>un’Azione cattolica che pensa la fede</strong> e che prova a rispondere alle sfide di oggi senza smettere mai di interrogarsi e di verificarsi con uno stile sinodale.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Enzo Formisano, </em><br />
<em>Ac &#8220;Rosettina Campana&#8221;, parrocchia S. Francesco d&#8217;Assisi di Pomigliano</em></p>
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		<title>&#8220;A Cuore Scalzo&#8221;&#8230; i racconti di  Clelia e Armando</title>
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				<pubDate>Wed, 20 Nov 2019 20:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enzo Formisano]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Educatori]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANISSIMI]]></category>
		<category><![CDATA[azione cattolica italiana]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Il modulo formativo nazionale per i responsabili giovani di Azione Cattolica sull’ Affettività e la sessualità intitolato ‘’A Cuore Scalzo’’ si è tenuto dal 15 al 17 novembre a Morlupo (RM). Questo modulo ha catturato la mia attenzione sin da subito, avevo voglia di qualche risposta, di prepararmi alle domande schiette dei giovani e giovanissimi ... <a title="&#8220;A Cuore Scalzo&#8221;&#8230; i racconti di  Clelia e Armando" class="read-more" href="https://www.azionecattolicanola.it/2019/11/a-cuore-scalzo-i-racconti-di-clelia-e-armando/">Continua a Leggere</a></p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Il modulo formativo nazionale per i responsabili giovani di Azione Cattolica sull’ Affettività e la sessualità intitolato ‘’A Cuore Scalzo’’ si è tenuto dal 15 al 17 novembre a Morlupo (RM). Questo modulo ha catturato la mia attenzione sin da subito, avevo voglia di qualche risposta, di prepararmi alle domande schiette dei giovani e giovanissimi e anche di guardarmi un pochino dentro, e l’ho fatto. Ho vissuto un po’ di silenzio che ha scacciato le banalità di tutti i giorni e mi ha lasciato fare i conti con me stessa.</p>
<p>&lt;&lt;Vivere a cuore scalzo&gt;&gt;, è un invito a vivere disarmati, a smettere di difenderci dagli altri, perché ogni persona che entra nella nostra vita può darci qualcosa. È un invito a conoscere noi stessi in profondità, a spogliarci dinanzi ai nostri stessi occhi.</p>
<p>Abbiamo avuto il piacere di conoscere diversi ospiti che ci hanno allargato la mente e il cuore.  Abbiamo conosciuto Marinella Perroni, biblista e presidente del coordinamento Teologhe Italiane, che ha sottolineato il fatto che la sessualità non può essere separata dal resto della persona, è parte integrante, ed è dono di Dio. La Bibbia non è univoca, ma nasce dalla fede, per questo siamo tenuti a interpretare ciò che viviamo in essa ed entrarci a cuore scalzo, lasciandoci educare.</p>
<p>Don Aristide Fumagalli, ordinario di Teologia morale, in maniera molto semplice ha delineato gli ingredienti di un amore vero: Eròs, Philia, Agape. La relazione amorosa è unione di affettività, tenerezza amicale e passione erotica. È, perciò, appassionato desiderio dell’altro in cui ci si educa alla reciproca donazione di sé, è luogo d’intimità in cui gli individui vivono la forma più grande di amicizia ed è amore disinteressato, “una corrispondenza e non una spremitura”. Significa rendersi a vicenda più uomo e più donna.</p>
<p>Con la ginecologa Piera Di Maria e l’esperta in consulenza di coppia Nicoletta Musso abbiamo discusso della relazione tra due persone che si riconoscono. Mi sono incantata nel sentirle parlare. Riconoscere una scintilla perché è il Signore che ce la presenta e vuole che sia così. Trovare quella persona che ti dà stabilità, con cui ti senti a casa, ti senti leggero, e il tempo corre sempre troppo veloce quando siete insieme, la riconosci perché ti senti come se l’aspettassi da sempre. Questo non significa che la scintilla la troviamo subito, qualche volta ci innamoriamo e proviamo forti sensazioni fisiche ed emotive che aumentano, aumentano e tutto d’un tratto svaniscono, lasciandoti qualche ferita. Ferite che restano,  che puoi superare grazie agli amici, all’affetto delle relazioni vere. La ferita è il ricordo di un brutto periodo ma anche la prova che sei riuscito a superarlo e allora puoi anche ringraziarti perché magari adesso ti vuoi anche un po’ più bene. Sei pronto a cominciare qualcosa di nuovo e vivere. Sei sempre tu ma con una nuova forza, una nuova concezione di te, di ciò che sei realmente. Il riconoscersi poi diventa corpo, ci si consegna, ci si abita reciprocamente, ma attenzione, non è fame dell’altro ma desiderio. E il desiderio è il luogo in cui ci si conosce, si condivide il tutto, dall’emozione alla corporeità. Prima di vivere la sessualità ed abitarsi è il caso di essere coscienti del nostro corpo, quindi aspettare e conoscere l’altro, dialogare, scrutare i gesti. Sono questi gli strumenti che ci permettono di capire come potrà essere quell’abitarsi reciproco.</p>
<p>Ci sono poi stati altri ospiti: Padre Pino Piva, Barbara Ghetti, Roberta Carta e Diego Buratta che con le loro diverse personalità ci hanno dato tanti spunti di riflessione di cui, sono sicura, farò tesoro.</p>
<p>Sono tornata dal modulo ricaricata. Come ogni esperienza associativa anche questo modulo, che per me è stato il primo, non mi ha delusa e mi ha dato la possibilità di conoscere nuove persone.</p>
<p>Sono grata ai miei compagni di viaggio, Armando, Nicola e Francesco.  Grazie all’equipe nazionale per il duro lavoro e alla mia cara AC di Nola.</p>
<p>Concludo con questo pensiero di Don Tony Drazza: &lt;&lt;Vivere a cuore scalzo significa anche togliere dal nostro cuore tutte le cose che non servono più. Significa tornare a far entrare le bellezze. Non possiamo sempre aspettare che le cose cambino, siamo noi che dobbiamo tirare fuori le cose che ci appesantiscono e lasciare il posto a ciò che ci rende leggeri, basta guardarci intorno, prendere il bello e andare avanti con questo &#8216;bello&#8217; nel cuore. Impara a riconoscere la bellezza che ti si presenta per poter tornare ad amarti e ad amare&gt;&gt;.</p>
<p>Rocchino Clelia (membro di equipe diocesana Settore Giovani), Parrocchia Sant&#8217;Alfonso dè Liguori- Torre Annunziata)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante il modulo formativo “A cuore scalzo”, tenutosi a Morlupo (RM) dal 15-17 novembre 2019, ci siamo immersi in una tematica scottante, troppo a lungo evitata dal mondo ecclesiastico: l’affettività e la sessualità.<strong><br />
</strong>Ero fiducioso che non sarebbe stato un weekend di divieti e norme da seguire e dettare ai ragazzi al mio rientro ma non mi aspettavo di tornare con una prospettiva così diversa.<br />
Guidati da esperti in materia, abbiamo riscoperto il vero significato della sessualità, intesa non come una cosa peccaminosa, contraria alla religione e che conduce diritto alle fiamme dell’inferno, ma espressione del vero amore per l’altro, del sapersi donare ed essere un’entità sola.<br />
Abbiamo appreso quanto questo sia un dono di Dio da custodire,  come senso di unione, appartenenza e desiderio di generare un NOI più potente e compiere il grande miracolo della  vita per vivere la qualità amorosa che Cristo è venuto a dare.<br />
Come figli di Dio siamo chiamati all’Amore e questo implica il dover donarsi e di vivere ogni momento a pieno senza bruciare le tappe , ma conoscendo l’altro dandogli la possibilità di mettersi “a nudo”, senza maschere. Una nudità sentimentale, emotiva, che ci permette di non sentirci estranei all’altro o giudicati. Abbiamo inoltre riflettuto sulle parole di Papa Francesco che smentisce gli antichi pregiudizi in merito, in quanto il sesso non va inteso come libertino o come sola ideologia della fecondità ma, essendo un dono di Dio, va custodito e non svenduto esortando ciascuno di noi ad educare la propria sessualità in modo che sia sempre meno uno strumento per usare gli altri e sempre più una capacità di donarsi pienamente a una persona in modo esclusivo e generoso. Inoltre, nell&#8217;Amoris Laetitia, sostiene l’importanza del tempo ben speso dicendo: ” A volte il problema è che il tempo che si passa insieme non ha qualità. Condividiamo solo uno spazio fisico, ma senza prestare attenzione l’uno all’altro.&#8221;<br />
Faccio tesoro di questa mia prima esperienza e delle parole ascoltate perché sono da monito per amare di più, senza freni  per tessere relazioni sincere improntate sull’amore che Dio ha dimostrato per noi. In questi giorni ho avuto la possibilità di “impiantare le radici” che mi permetteranno di  poter approfondire sempre più il tema della sessualità con i giovani senza l’imbarazzo che spesso si crea quando si tratta l&#8217;argomento.<br />
Ringrazio tutti gli esperti che ci hanno guidato in questa riscoperta della chiamata all’amore che il Signore ci fa e all’equipe nazionale che ha lavorato tanto per poterci permettere di vivere serenamente questa esperienza. Un ringraziamento speciale all’AC di Nola che crede costantemente in noi e che ci sprona  a formarci e a superare tutti i nostri limiti.</p>
<p>Ultimi, ma non ultimi, un abbraccio a Francesco, Clelia e Nicola con cui ho vissuto l’intera esperienza senza i quali non sarebbe stato lo stesso.</p>
<p>Bifulco Armando (membro di equipe diocesana Settore giovani, parrocchia SS Vergine del Suffragio, Marra)</p>
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		<title>SFS 2019: BELLA DOMANDA &#8211; IL RACCONTO DI ANTONIO</title>
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				<pubDate>Tue, 12 Mar 2019 18:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enzo Formisano]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni tre anni i msacchini di tutta Italia si incontrano per la scuola di formazione dedicata a noi studenti.</p>
<p>Conclusasi da qualche giorno, questa esperienza ha acceso in noi la passione di porci qualche “Bella domanda”.</p>
<p>Ecco l&#8217;esperienza di Antonio, che ha partecipato, lo scorso fine settimana, all’SFS, tenutasi a&nbsp; Montesilvano.</p>
<p>Venerdì scorso sono partito con altri studenti della diocesi di Nola per partecipare alla SFS (Scuola di Formazione per Studenti). Siamo partiti da Nola alle 12:30 circa, a Napoli si sono uniti a noi gli studenti del MSAC di Avellino, Napoli e Amalfi. Siamo arrivati a Montesilvano alle 18:00.</p>
<p>Ci siamo recati subito in sala assemblea dove ad attenderci c’era l’Equipe Nazionale, che ci ha presentato il programma della SFS. Ci siamo, poi, diretti in albergo per sistemarci nelle camere e &nbsp;cenare. La giornata si è conclusa in sala con la testimonianza della giornalista Fabiana Martini e Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, che ci hanno parlato di informazione e comunicazione e di come oggi siano parte attiva della nostra quotidianità.</p>
<p>Il Sabato, gli ospiti sono stati &nbsp;Marie Terese Mukamitsindo, l’onorevole Romano Prodi e il professor Roberto Battiston. Loro ci hanno introdotto i temi principali della SFS : dignità umana, sfida europea e questione ambientale.</p>
<p>Dopo aver pranzato ci siamo diretti nelle apposite strutture per partecipare ai workshop. Avevamo la possibilità di scegliere tra dodici tipologie, ognuno di noi poteva partecipare al massimo a due.</p>
<p>Ogni workshop era un vero e proprio incontro, con spunti di riflessione diversi; ogni gruppo era guidato da un esperto in materia che faceva della sua esperienza l&#8217;esempio perfetto per noi ragazzi.</p>
<p>Dopo questo intenso pomeriggio abbiamo cenato e poi siamo andati in sala assemblea dove c’era un gruppo chiamato Populalma che cantava canzoni popolari; ha concluso la serata un dj che ci ha fatto cantare e ballare fino a notte tarda.</p>
<p>Dell’ultimo giorno ricordo in particolare la testimonianza della mamma di un ragazzo di nome Vito, morto per colpa della scuola non sicura. Dopo questa tragedia lei ha avuto la forza di combattere a favore della sicurezza nelle scuole.</p>
<p>Alla fine, dopo i vari saluti fatti dall’equipe e dalle varie diocesi abbiamo fatto ritorno a Nola.</p>
<p>Forse l’unica cosa che mi rattrista è quella di aver conosciuto tanta gente proveniente da tutta Italia che forse non rivedrò mai più. La cosa importante è aver trascorso bei momenti con loro.</p>
<p>P.S.: consiglio a tutti di fare questa fantastica esperienza almeno una volta nella vita.</p>
<p>Antonio Cirillo ( Parrocchia San Pietro Apostolo, Scafati)</p>
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		<title>&#8220;Fondata sul lavoro&#8221;: il racconto di Antonella dal modulo nazionale per il settore Giovani</title>
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				<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 18:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enzo Formisano]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>&#160; Sabato 2 marzo la sveglia è suonata presto: io, Giovanna ed Enrico dovevamo essere a Roma al Centro Nazionale di Azione Cattolica. Alle 8.30 sarebbe iniziato il modulo formativo organizzato dal Settore Giovani Nazionale di AC in collaborazione con il MLAC (Movimento Lavoratori di Azione Cattolica) e la GIOC (Gioventù Operaia Cristiana) dal titolo ... <a title="&#8220;Fondata sul lavoro&#8221;: il racconto di Antonella dal modulo nazionale per il settore Giovani" class="read-more" href="https://www.azionecattolicanola.it/2019/03/fondata-sul-lavoro-il-racconto-di-antonella-dal-modulo-nazionale-per-il-settore-giovani/">Continua a Leggere</a></p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 2 marzo la sveglia è suonata presto: io, Giovanna ed Enrico dovevamo essere a Roma al Centro Nazionale di Azione Cattolica. Alle 8.30 sarebbe iniziato il modulo formativo organizzato dal Settore Giovani Nazionale di AC in collaborazione con il MLAC (Movimento Lavoratori di Azione Cattolica) e la GIOC (Gioventù Operaia Cristiana) dal titolo “Fondata sul Lavoro”.<br />
Perché scegliere di esserci? Perché si sarebbe parlato di giovani e lavoro! Un binomio che evoca per la maggioranza delle persone sentimenti negativi come la rassegnazione, disperazione e sfiducia. Eppure per i tanti giovani che erano li con me avvertivano tutt&#8217;altro!</p>
<p>Inizia la giornata di convegno e di riflessione con la preghiera e con la testimonianza di Suor Alessandra Smerilli, docente e membro del Comitato scientifico organizzativo delle Settimane Sociali dei Cattolici lasciandoci questo interrogativo: <em>“La precarietà del lavoro insegna forse ad abitare il mondo diversamente?”</em></p>
<p>Esso trova poi risposta nella riflessione del vicepresidente giovani nazionale di AC, Michele Tridente, affermando: “<em>Il lavoro contribuisce all’opera della creazione</em>”. In fondo è davvero così: dobbiamo essere pronti a generare sempre, capaci di scendere in campo, ad inventarci, essere coraggiosi nelle scelte, scomodarci e faticare per ciò che ci sta a cuore per creare sempre qualcosa di migliore.</p>
<p>Viene passata poi la parola a tre uomini per niente sprovveduti: il prof. Tiziano Treu, presidente del CNEL e due volte ministro, del lavoro e dei trasporti negli anni ’90, Maurizio Sorcioni, dirigente di ANPAL e Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse e vice presidente del Comitato scientifico organizzativo delle Settimane Sociali dei Cattolici. Con loro viene fatta una fotografia analitica all’occupazione in Italia rapportata all’Europa, al mercato del lavoro e alle tante variabili e si constata quanto il lavoro stesso sia diventato variabile prevedendo sempre più lavori brevi a tempo determinato e una riduzione degli indeterminati, si analizzano le difficoltà della scuola che dovrebbe formare, aiutare ad orientarsi e senza dimenticare nessuno, il peso del debito pubblico e la disinformazione. Vengono chieste dal mercato però, non solo qualifiche e conoscenze tecniche (le cosiddette hard skill), ma anche atteggiamenti specifici che si hanno sul posto di lavoro (soft skill). Tante le riflessioni e gli interventi dei partecipanti, perché il tema sta davvero a cuore a tutti; Sergio Gatti ci chiede tre risposte alla domanda “cosa è fondato sul lavoro?” e immediate le risposte: la vita, l’Italia, la dignità dell’uomo.</p>
<p>Dopo la pausa pranzo contornata di saluti, nuove conoscenze e chiacchierate si riprende a ritmi serrati con il programma pomeridiano con diversi workshop. Personalmente ho partecipato a quello del lavoro, formazione e internazionalizzazione condotto da Paola Vacchina e Marco Muzzarelli che si occupano della Formazione professionale e progettazione sociale. Con loro abbiamo parlato del mondo degli ITS, istituti che si occupano di percorsi di Specializzazione Tecnica Post Diploma, con tutte le difficoltà del caso come ad esempio ancora non sono stati riconosciuti da tutte le regioni o comunque non presenti.</p>
<p>Termina la giornata di convegno e dopo cena ci pensano le suore operaie della Santa Casa di Nazareth a rallegrarci con animazione a tema.</p>
<p>La domenica inizia con la celebrazione eucaristica, subito dopo riprende il convegno con alcune testimonianze di lavoratori sulle loro storie e poi la riflessione su “Evangelizzare il lavoro, evangelizzare con il lavoro” tenuta da don Bruno Bignami, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale Sociale e del Lavoro. Sono tanti i richiami al lavoro che troviamo nella Bibbia e in particolare al Vangelo, basti pensare al lavoro degli ebrei in Egitto, la cura del gregge, il figliol prodigo che non voleva lavorare, gli operai della vigna e ancora molti altri. Ciò ci fa comprendere quanto la nostra vita sia strettamente connessa e permeata dal lavoro, dalla costruzione del regno in terra. E il nostro atteggiamento da Cristiani quale può essere? Ce lo dice un sacerdote, don Luigi Bianchi:” La mia Chiesa rimane ferma e crede di fare progressi; io rimango con un piede fermo in lei, perché mi sento questa Chiesa, e con l’altro tento di seguire la veloce corsa del mondo. Membra stiracchiate fra due forze, debbo ammettere di fare acrobazie, di slogarmi le membra come un pagliaccio, ma di rimanere fermo. E sotto il mio piede, il mondo gira; e sotto il mio piede, immerso in essa, la mia Chiesa sta ferma. Proprio come un pagliaccio che fatica a mantenersi in equilibrio sopra un rullo che gira velocemente.”</p>
<p>Antonella Testa (vice presidente diocesano per il settore Giovani- Parrocchia Immacolata, Saviano)</p>
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