Faleminderit Albania

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Non è stato facile decidere di rinunciare ad una vacanza stereotipata fatta di tuffi nel mare blu e serate con gli amici per qualcosa mai sperimentato prima, ma quando l’AC chiama il cuore risponde!

Ed ecco che mi sono messa in gioco, lasciando alle spalle l’Italia e ritornando in Albania a distanza di due anni dalla mia prima visita. Quella di allora fu una bellissima proposta per il settore giovani che organizzò un campo-vacanza, permettendoci di  visitare e conoscere la storia dell’Albania, terra  martoriata che a poco a poco sta risorgendo grazie anche all’esempio dei suoi martiri dei quali potemmo conoscere ed apprezzare le virtù.

Stavolta, invece, ho visto e conosciuto un altro aspetto di questa terra: la bellezza del cuore!

In compagnia di altri tre ragazzi dell’Azione Cattolica e di sette seminaristi di Nola sotto la sapiente guida del Rettore don Gennaro, abbiamo trascorso venti giorni  dal 25 luglio al 12 agosto in due villaggi: Rragam e Sheldi, situati a pochi chilometri dalla città di Scutari, per proporre un’esperienza di campo-estivo ai bambini e ai giovani del posto.

L’accoglienza e l’ospitalità delle suore Salvatoriane, del parroco e del vescovo della diocesi di Scutari  ci hanno subito fatto sentire a casa, mossi da un’autentica fraternità cristiana, mettendoci a nostro agio nonostante le piccole difficoltà logistiche e le avversità meteorologiche.

Il timore di una lingua diversa, di una cultura diversa mi aveva in un primo momento intimorita e mi chiedevo ripetutamente  ‘Come farò a dialogare con loro? Come farò a conoscerli se non capisco nemmeno la metà di ciò che dicono?’, ma grazie al Signore le suore e qualche giovane di buona volontà che conosce l’italiano sono stati i nostri ‘angeli traduttori’!

Per poter essere presenti in entrambi i villaggi ci siamo divisi in due gruppi. La scuola di Rragam è stata la nostra casa e lì ci sentivamo davvero a casa, in quanto la costruzione degli edifici fu avviata grazie al sostegno generoso della diocesi di Nola.

La nostra giornata iniziava presto! Messa e colazione ci preparavano a vivere le intense attività. I due gruppi si dividevano tra Rragam e Sheldi  per trascorrere la mattinata con i bambini e il pomeriggio con i giovani per poi rincontrarsi in serata per la cena e la condivisione della giornata.

Per i bambini e i ragazzi  si è  pensato di proporre un percorso sull’esperienza del campo ACR diocesano svoltosi la settimana prima della partenza dal tema “Fino ai confini della Terra”, che ha portato alla conoscenza  delle prime comunità cristiane e alla riflessione sulla “missionarietà”  attraverso dei laboratori e attività che hanno permesso ai bambini di riflettere sul rapporto con la loro comunità, con la Chiesa e con i  testimoni della fede.

I giovani, invece, hanno avuto come compagna di strada la Samaritana! Sulla scia della nostra festa unitaria dello scorso giugno “Chiedimi se sono felice” hanno riflettuto su quelli che sono i momenti di felicità nella loro vita, cosa li rende davvero felici, a cosa hanno rinunciato o rinuncerebbero per essere felici.

La meraviglia più grande, in quei giorni trascorsi con loro, è stata quella di scoprire che serviva a ben poco conoscere l’albanese, perché la Parola di Dio è universale e si chiama Amore! Da subito c’è stata intesa con gesti e sorrisi, disegni e colori  e tutto diventava comprensibile al cuore che ascoltava.

Non sono mancati giochi e balli che ci hanno fatto sorridere e capire che basta poco per abbattere i muri della diversità e poter vivere momenti in sintonia e fraternità.

Mi scorrono ancora davanti agli occhi i volti di quei bambini desiderosi di stare insieme, di conoscere, di mettersi in gioco, con una luce negli occhi  e un sorriso sincero che mi hanno trasmesso tanta gioia. Quelli sono i volti dei piccoli cristiani che non si lasciano rubare la gioia di vivere e che con sacrificio si svegliavano prima dell’ alba per aiutare i genitori nei campi di tabacco per poi raggiungerci e stare insieme.

E poi i giovani, i loro abbracci le loro strette di mano, le loro battute. Ci hanno accolti come fratelli e con tanta gioia hanno trascorso queste settimane insieme a noi facendosi nostri compagni di viaggio.

Al termine del campo non eravamo più “gli italiani”, ma i loro amici. Amici con i quali hanno potuto condividere non solo il cammino di fede ma anche le gioie e le difficoltà della vita.

Questo viaggio è diventato sinonimo di “dono”, un dono reciproco che racchiude in sé una immensa gratitudine verso il Signore prima di tutto, verso tutti i compagni di viaggio ma soprattutto verso i tanti bambini, ragazzi e giovani che sono riusciti a farmi piangere di gioia per la loro testimonianza e la loro amicizia. Ci siamo salutati  con la promessa che quello non sarebbe stato un addio, ma un arrivederci e con la meravigliosa consapevolezza che i legami stretti e le relazioni intessute saranno sempre curate e alimentate anche se “da lontano”. Quegli amici li porto nel cuore e nelle preghiere perché possano continuare a vivere in pienezza la loro fede: bella, nuova e sorridente.

Ciao bambini, ciao ragazzi, ciao Sorelle, ciao parroco.

Grazie Albania! Faleminderit Albania!

Antonella Testa

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