E’ bello per noi essere qui…Tessitori di vita. L’arte di narrarsi
Anagni, Piazza Papa Innocenzo III, 10 luglio 2026, prima tappa del Campo Adulti: due paccianesi (n.d.r. della Parrocchia San Pietro Apostolo di Pomigliano d’Arco) che da poco hanno superato la soglia dei quarant’anni si incontrano:
– “Ciao Biagio, dopo anni, di nuovo ci ritroviamo ad un campo A.C. insieme”.
– “Amedeo, ricordi il nostro primo Campo Giovanissimi a Benevento? Eravamo dei ragazzi e poi quanti altri…campi giovani, campi responsabili, campi unitari.”
– “Facciamo due conti: qual è stato l’ultimo campo a cui abbiamo partecipato?”
– “Ops! Pensandoci mi sa che questo è il mio primo campo Adulti, Biagio!”
– “Eh si, hai ragione, anche per me… il tempo vola e non ce ne accorgiamo. Siamo passati tra gli Adulti, chissà cosa ci aspetta.”
– “Vabbè, diciamo che siamo Adulti Giovani però…” risata.
Non è l’incipit di una barzelletta o di uno dei racconti aneddotici di don Aniello Verdicchio, ma il primo di tanti significativi incontri che ho potuto fare durante il Campo itinerante diocesano degli Adulti di A.C. 2026. Tre giorni intensi e movimentati, dal 10 al 12 luglio, vissuti camminando, non solo metaforicamente, tutti insieme (circa 90, dagli …enta agli …anta), tra Anagni, Bassano Romano, Viterbo e Isola del Liri per imparare in comunione l’arte di narrarsi per “essere tessitori di vita”.
Quel semplice scambio di battute iniziali con un amico di lunga data, seguito dall’incontro con altri Giovani Adulti della mia età, ha rappresentato per me un primo momento importante che mi ha aiutato a superare i dubbi e i timori che mi avevano assalito prima di decidere di partire per il primo Campo ‘Adulti’. Il passaggio dal gruppo giovani al gruppo adulti è molto spesso accompagnato da alcuni scogli: la paura di sentirsi fuori luogo, inadeguati o non compresi da chi ha un vissuto maggiore, da chi ha un modus vivendi diverso o da coloro che per età potrebbero essere visti come genitori o nonni piuttosto che compagni di viaggio.
Gli Adulti Giovani vivono una fase di transizione spesso resa difficoltosa da incertezza e precarietà lavorativa, da un ritardo sociale, dal mancato raggiungimento di tappe di realizzazione personale e familiare, dagli impegni improrogabili che sopraggiungono con l’arrivo dei figli o da scelte che sfuggono alla logica del “si è sempre fatto così”. Non mancano le volte in cui ci si sente oppressi, rinchiusi in una gabbia o costretti a vivere in luoghi che non ci appartengono.
Eppure, proprio narrando e intrecciando la mia storia non solo con quella degli altri Adulti Giovani ma con la maggiore esperienza degli Adulti e degli Adultissimi presenti al campo, ho compreso che le paure, le fragilità, le remore e le difficoltà che mi portavo dentro legate ai nuovi parametri di adultità e al non sempre facile dialogo intergenerazionale, non solamente erano comuni e condivise da chi rientrava nella mia stessa fascia di età (35-45 anni), ma avevano abitato anche chi ci ha preceduto nell’ordine di tempo. Questo mi ha permesso di vivere questi giorni con una consapevolezza diversa e con un cuore aperto alla sorpresa e alla bellezza degli incontri.
Dopo alcuni anni di assenza dai Campi estivi, ho avuto l’occasione di mettermi in cammino “insieme” ai molti partecipanti alla ricerca della presenza di Dio nella mia storia e di un tempo di discernimento.
Mix di vacanza e scuola di formazione, il Campo è stato per me un tempo prezioso che mi ha fatto riscoprire membro di una grande famiglia, quella di A.C., capace di creare legami profondi e di unire generazioni, esperienze di fede e storie di vita diverse, provenienti da differenti realtà parrocchiali da tutta la Diocesi di Nola.
Il tema che ci ha accompagnato, “Tessitori di Vita. L’arte di narrarsi”, ci ha spronati sin da subito ad aprire la nostra vita, a narrare e condividere per guardare con occhi nuovi la propria storia, che spesso è come un insieme di fili aggrovigliati, di cui non capiamo il senso o il valore, permettendoci di riscoprire la bellezza e il valore dell’incontro, dell’ascolto e della condivisione, illuminati dalla Parola del Signore.
L’incontro con gli Adulti e gli Adultissimi avvenuto in numerose occasioni (visite guidate, spostamenti in pullman, assemblee, laboratori di condivisione, momenti comunitari e di convivialità) e la narrazione dei loro vissuti, hanno consentito a noi Adulti Giovani non solo di esercitare l’ascolto reciproco ma anche di acquisire una cognizione diversa e di dare un senso nuovo e uno spessore differente alle nostre vite. Gli Adulti sono stati capaci di narrare la loro vita con verità, tenerezza e speranza; hanno saputo trasmettere la certezza della fede con semplicità e coraggio, non facendo mai mancare parole di incoraggiamento, di saggezza, di cura e di ringraziamento che mi hanno e ci hanno illuminato e mosso nel profondo del cuore.
Emozionante e densa di significati è stata l’attività conclusiva che ci ha portato alla costruzione intergenerazionale di un albero disegnato intrecciando nastrini colorati in trame diverse unite alla fine in un unico manufatto. Divisi in gruppi per età, a ciascun gruppo è stato assegnato un ordito su cui intrecciare i fili di ogni partecipante. All’interno di ogni gruppo ciascuno ha contribuito a disegnare una parte dell’albero: gli adultissimi hanno rappresentato le radici, gli adulti il tronco, le famiglie con i figli i rami e gli adulti giovani le foglie. Infine le varie parti sono state cucite insieme e presentate alla mensa eucaristica conclusiva. Questa originale e coinvolgente attività ci ha fatto comprendere come ogni parte dell’albero è fondamentale e contribuisce alla sua crescita e bellezza, così come lo siamo anche noi ad ogni età e ciascuno con la propria storia. Ognuno, intrecciando i fili, anche quelli neri, della propria storia con quella degli altri può dare un contributo alla costruzione di una storia più grande e di un sogno comune.
In questi tre giorni, vissuti intensamente, non sono mancati tanti altri momenti ed attività che hanno lasciato il segno, come emerso negli amichevoli scambi di riflessioni e di impressioni avuti al termine del campo con gli altri miei coetanei: fondamentale è stato per molti poter ripensare alla propria vita personale, alle scelte fatte, agli incontri avuti, alle persone particolarmente importanti che ci hanno cambiato; o raccontare i momenti in cui abbiamo avvertito la presenza del Signore, fatto una scelta importante o superato una difficoltà che ci ha fatto crescere.
Difficile ma sorprendente nel risultato finale è stato scrivere una lettera a se stessi che, partendo dal cuore, potesse raccogliere ricordi, emozioni, domande, gratitudine e desideri. Questa scrittura autobiografica è diventata un esercizio di memoria e di fede in cui rileggere la propria storia con un cuore nuovo e uno sguardo nuovo, riconoscendo ciò che ci ha trasformato e ciò a cui siamo chiamati oggi.
Altrettanto importante è stato visitare i borghi antichi, i monumenti e i luoghi cari all’A.C.: Anagni “la Città dei Papi”; Bassano Romano con il complesso monastico dei benedettini silvestrini, il Santuario del Volto Santo e il Michelangelo ritrovato; Isola del Liri con la Cascata Grande e soprattutto Viterbo, sede del Palazzo dei Papi dove ebbe origine il “cum clave” (Conclave) e culla dell’Azione Cattolica, dove nel settembre 1867, il giovane universitario viterbese Mario Fani decise di fondare, insieme al bolognese Giovanni Acquaderni, la Società della Gioventù Cattolica Italiana, primo nucleo della nostra Associazione.
Proprio seguendo le orme di Mario Fani e visitando i luoghi della giovane Santa Rosa, sua ispiratrice, ho scoperto una fede che si traduce in scelte concrete, in servizio e in testimonianza e acquisito la consapevolezza che dobbiamo custodire questa gloriosa storia di A.C. portando nella quotidianità e nelle nostre associazioni parrocchiali ciò che abbiamo vissuto e ciò a cui siamo stati chiamati, per essere tessitori di vita e di fede. La loro vita ci ha testimoniato che la santità non conosce età, ma nasce dall’ascolto della parola e dalla piena disponibilità alla volontà di Dio e richiama con forza il carisma dell’ Azione Cattolica fondato sulla formazione integrale, sulla corresponsabilità e sulla comunione ecclesiale.
Non meno significativi sono stati i momenti di preghiera e di ascolto della Parola, diretti dalla sapiente guida dell’assistente Don Aniello Verdicchio, affiancato dal giovane diacono Don Italo Prisco. Ogni vita è un intreccio di fili, spesso camminiamo senza fermarci a osservare il disegno che questi fili stanno componendo; ma la Parola di Dio ci invita a sostare, ad ascoltare e a riconoscere la sua presenza.
Don Aniello con i suoi insegnamenti e i suoi simpatici racconti ci ha fornito numerosi spunti per lasciarci illuminare dall’ascolto della Parola e per dipanare la matassa confusa della nostra vita, riconoscendo con cuore nuovo i fili di Dio che hanno tessuto la nostra esistenza, spesso in modo discreto.
Lasciandomi sorprendere dalla bellezza degli incontri fatti, dalle narrazioni ascoltate, dalla forza della Parola, dalle attività proposte nei laboratori ho imparato a ricomporre i pezzi della mia storia, a fare pace con il passato, a dare un ordine nuovo alle cose, riconoscendo che ogni esperienza, ogni incontro, ogni gioia, ogni dolore, ogni fatica, ogni ostacolo sono come fili intrecciati, parte di un disegno più grande che il Signore intreccia con quelli degli altri per dare forma ad un meraviglioso arazzo.
E’ stato bello, sorprendente e incisivo poter intrecciare i fili della mia vita da adulto giovane con quella degli Adulti e degli Adultissimi e mi ha consentito di riconfigurare la mia storia, di affrontare con speranza e fede salda la paura delle scelte e del cambiamento, di riconoscere che tutte le esperienze possono acquisire un significato nuovo e aprire a strade inattese. Per questo, felice come il filo di cotone che si unì alla cera per divenire lumino, concludo ringraziando con affetto i vicepresidenti Carmine Martiello e Mariarosa Scognamiglio, l’assistente Don Aniello Verdicchio e tutta l’equipe diocesana.
Amedeo Pulcrano, Ac “Rosa Iasevoli” parr. S. Pietro Pomigliano
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Il nostro primo campo diocesano non è stato semplicemente una vacanza, ma un tempo ritrovato, un percorso condiviso come famiglia, dove la fede, la cura e l’ascolto si sono intrecciati fino a diventare un’unica e meravigliosa tela.
Scegliere di partire come “famiglia” è stata, nel profondo, una scelta di vita.
Per noi l’essenza dell’educazione delle nostre figlie risiede da sempre nell’esempio concreto, nei passi che muoviamo ogni giorno. Quale occasione migliore, dunque, per camminare insieme!?
Eppure, non nascondiamo che la partenza è stata accompagnata dal dubbio iniziale. Ci chiedevamo se fossimo davvero pronti per un’esperienza simile. Ma i giorni trascorsi ci hanno consegnato una verità silenziosa e potente.
È stata un’esperienza emotivamente forte, che ci restituisce alla nostra quotidianità con una fede rinnovata e rafforzata.
Custodiamo sulla pelle e nel cuore i racconti che abbiamo ascoltato. Storie di vita intense, talvolta di gioia e altre di ferite ancora aperte che ci hanno ricordato come davanti al dolore e alle fragilità altrui non sia possibile restare indifferenti e volgere il proprio sguardo altrove. Ma tutte storie con un unico comune denominatore, l’Azione Cattolica come Famiglia.
In questo cammino la comunità si è rivelata una forza tangibile. Nei momenti di stanchezza mai ci siamo sentiti soli. C’era sempre qualcuno pronto a prenderci per mano, a prendersi cura di noi come genitori, alleggerendo i nostri passi.
Tra le stradine di Viterbo, in un momento di stanchezza, ci è stata donata una frase densa di significato : “Il cristiano è un folle!”. Oggi ne comprendiamo il senso profondo. Si tratta di una follia d’amore, fatta di gratuità e condivisione pura. È la scelta di prendersi cura dell’altro senza pretendere nulla in cambio.
Il campo è stato anche uno specchio per l’anima, offrendoci un tempo di riflessione necessario per chiederci come rendere la nostra vita un capolavoro agli occhi di Dio. L’esercizio più complesso è stato senza dubbio scrivere a noi stessi: un atto di verità che ci ha costretti a guardarci dentro senza filtri, riconoscendo i nostri limiti. Un viaggio interiore che esige il coraggio di abitare la cristianità fino in fondo, imparando ad accettare il passato e a perdonare, impegnandosi ad essere quotidianamente e autenticamente “con gli altri” e non semplicemente “tra gli altri”.
Siamo tornati a casa anche con una riflessione sul valore del tempo. Il tempo non si accumula, non si può depositare in banca per i giorni futuri. Il tempo di amare Dio, noi stessi, le nostre famiglie e il prossimo è questo, è adesso. Siamo chiamati a viverlo con responsabilità.
Siamo giovani, abbiamo un lavoro, una famiglia, tanti amici, un tetto, eppure…sentiamo che in fondo è la fede a rendere complete le nostre esistenze. Ci sentiamo profondamente grati e privilegiati per aver vissuto questa esperienza, senza riserve, perché i doni ricevuti superano di gran lunga ogni fatica del viaggio.
Lisa, Catello, Sofia e Sara – Famiglia Cirillo-Fildi, Ac S. Maria delle Vergini Scafati
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Il 10 luglio è iniziato il campo adulti ,che ha posto in evidenza fin dal titolo “Tessitori di vita” la sua bellezza. Sono stati 3 giorni di rinascita accompagnati dalla cultura e dalla religiosità dei luoghi, dove i responsabili Mariarosa e Carmine con tutta l’equipe hanno avuto encomi meritatissimi. Quello che ha reso questo campo così bello e stato la novità di averlo portato in mezza alla gente e quindi fuori dalle mura di un convento, mettendo in pratica ciò che Papa Francesco ha detto portare fuori la nostra missionarietà. Una ultima cosa ha reso questo campo innovativo la presenza delle famiglie che sono la vera risorsa del futuro di Ac . Ora concludo dicendo bravi avete avuto il coraggio del cambiamento, dando vita all’albero realizzato ponendo le radici (adultissimi) il tronco (adulti giovani) e la chioma (giovani e famiglie).
Anna Chiaravalle, Ac S.Paolo Bel Sito
