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“Domani arriverà lo stesso” … tocca a noi, solo a noi trovare “un senso”.
Qual è il tuo senso???



A quarant’anni dalla pubblicazione del reportage choc di Norman Lewis “Genocidio” sullo sterminio dei popoli indigeni ( 3 febbraio 1969), per la prima volta, ad essere cacciati dall’ Amazzonia brasiliana, non saranno gli indigeni, ma i grandi latifondisti e i contadini  che hanno occupato abusivamente le terre indigene di Raposa Serra do Sol, nello stato amazzonico settentrionale di Roraima.

In questi giorni infatti, la polizia federale brasiliana ha cominciato le operazioni di espulsione dei grandi coltivatori di riso (arrozeiros) a seguito della storica e coraggiosa sentenza emessa lo scorso marzo dal Supremo tribunale federale brasiliano, che ha posto fine alla lunga battaglia legale, durata quasi trenta anni, che ha visto contrapposti circa 18.000 indios delle tribù Makuxi, Wapixana, Tuarepang, Ingarikò e Patamona  ad un esiguo numero di coltivatori di riso che si sono impossessati con la violenza di gran parte dei quasi due milioni di ettari della riserva  indigena Raposa Serra do Sol.

La potente lobby dei coltivatori di riso voleva far modificare e ridurre i confini della riserva abitata dagli indios; ma con dieci voti a favore e uno solo contrario, i giudici del brasile hanno deciso che la riserva deve rimanere intatta, dando così ragione agli indios dell’Amazonia e riconoscendo il loro diritto di abitare una terra che non sia invasa ne divisa.

Per anni, gli Indiani della regione hanno dovuto subire l’attacco violento dei latifondisti che hanno occupato, distrutto e inquinato le loro terre;  i coltivatori di riso hanno inoltre minacciato e trattato gli indios con estrema brutalità (nel 2008 l’associazione Survival, che difende i popoli indigeni in tutto il Mondo, ha diffuso le immagini degli assalti e dei maltrattamenti dei latifondisti che sono arrivati persino a sparare e ferire gli Indiani, a dare fuoco ai ponti per impedire agli Indios di entrare o uscire dalle loro terre e a lanciare bombe su una comunità) e per anni hanno    resistito a ogni tentativo di allontanamento compiuto dalle autorità locali.

(Tra la fine di giugno e i primi di luglio, una delegazione di Indiani da Roraima ha incontrato anche il  Papa, Benedetto XVI e il presidente del Senato Renato Schifani , che hanno entrambi, promesso loro solidarietà).

Speriamo ora che la decisione della Corte suprema brasiliana avrà ripercussioni positive anche sulle terre indigene ancora da demarcare e per tutti gli altri Indiani che popolano il paese, con l’augurio che le loro comunità possano finalmente vivere in pace.

Per conoscere la storia, gli usi e i costumi degli indios di Raposa Serra do Sol potete visitare il link:

http://www.survival.it/popoli/raposa





Uno dei soggetti ricorrenti  tra i cantautori è la libertà.
C’è ne sono tanti di testi, ne conosciamo tanti ma almeno io non avevo mai letto il testo di “viva l’anima libera” di Silvia Salemi che parla di fede e libetà.
Il testo è questo:

“Oggi che ognuno sceglie qual è il suo Dio, oggi che ognuno crede ma a modo suo, viva l’anima libera, che non muore più senza idee, stanchi dei grandi miti, dei vecchi eroi, un’era mistica si spalanca davanti a noi, e adesso tutti scegliamo un credo che ci soddisfi l’io, per questa voglia di vita eterna chiamata Dio. Viva l’anima libera, che non muore più senza idee, viva l’anima libera che segue la sua verità, che si ribella e se ne va da qui, che sceglie lei l’autorità, la religione in cui vorrei restare, sognare, volare, Alleluia, Alleluia, Alleluia, cercherò, cambierò e troverò, la sua preghiera in questa nuova era. Viva l’anima libera, che non muore più senza idee, viva l’anima libera che si sceglierà le sue vie, voglio un’anima libera che segue la sua verità, la dimensione in cui vorrò restare, sognare, volare”.
Al primo impatto sembra quasi una protesta, ma lo è verso chi crede a modo suo, alla fine invece si legge che  il vivere la fede pienamente “libera l’anima”.

È questa la verità, la fede è libertà ma questo non lo dice mai nessuno, sempre tutti pronti ad accusare, perché tutto è visto come comando, come divieto…non come libertà.



Io sono un apostolo della libertà, la mia esistenza è votata al suo servizio;
sono impegnato a tutto fare, tutto osare, tutto soffrire per essa.
Fossi io perseguitato e odiato per causa sua, dovessi pur morire per essa, che farei di straordinario?  Non altro che il mio dovere assoluto!”.
(Gioacchino Gesmundo, in “la camicia insanguinata” di Paolo Vallarelli)

Con questa  frase Gioacchino Gesmundo, professore di filosofia e partigiano, medaglia d’oro al valore militare, ucciso alle Fosse Ardeatine insieme al noto concittadino Don Pietro Pappagallo (quello della fiction Rai, interpretato da  Flavio Insinna),  consacrò la sua “resistenza” partigiana all’alto valore della Libertà.
Quella Libertà che, come scriveva  anche Oriana Fallaci, “è un dovere prima che un diritto“.

Pochi giorni fa il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,  in occasione della visita all’Ossario di Forno di Coazze (dove sono sepolti 100 dei 300 partigiani morti in Val Sangone),  ha invitato a non diffamare e a non sottovalutare la Resistenza partigiana in quanto “contributo … determinante per restituire dignità, indipendenza e libertà all’Italia”.
Napolitano ha sottolineato che è  importante che “anche quest’ anno il 25 aprile sia celebrato in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo”.
Il 25 aprile infatti, la Festa della Liberazione, è la giornata simbolica scelta per ricordare la liberazione dell’Italia dal regime oppressivo nazi-fascista: dalle truppe tedesche che invasero l’ Italia dopo l’ armistizio dell’ 8 settembre 1943 e dagli ultimi  manipoli della Repubblica Sociale Italiana fondata da Mussolini.
Una liberazione costata cara: uomini e donne di tutte le età ( anche bambini e ragazzi) sono morti in quella resistenza, per garantirci i diritti democratici ( a cominciare dalla Libertà) dei quali  noi oggi godiamo ( più o meno consapevolmente, più o meno “liberamente”, più o meno efficacemente) grazie al loro sacrificio, alla loro lotta: alla loro resistenza.

Il presidente Napolitano ha anche ricordato che quei valori della Resistenza (in primis la Libertà) sono poi ststi tradotti nella Costituzione Italiana, ”una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico del popolo italiano che  non può appartenere a una sola parte della nazione” e che non va dimenticata, nè sottovalutata;  ma che deve essere tutelata e divulgata.

E proprio nella Costituzione repubblicana italiana, molti sono i riferimenti e gli articoli in difesa della Libertà, come ad esempio:

l’ articolo  8 che stabilisce che  “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge“;

opure l’articolo 10 in cui si legge  che “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge“.

L’articolo 11 sentenzia che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…“.

L’ articolo 13 dice cheLa libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge“.

L’articolo 15  dichiara  che “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili“.

L’ Art. 18.  prevede che  “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”.

L’ Art. 19. afferma che “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume….”

L’ Art. 21. sancisce che  “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione….”

L’ Art. 33. proclama che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento…. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali“.

L’ Art. 36. prevede che “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa“.

L’ Art. 48. stabilisce che  “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”.

L’ Art. 49. riconosce che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.