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Quest’anno si è concluso il cammino triennale dell’Agorà dei giovani.
Il primo anno è stato dedicato all’ascolto del mondo giovanile. L’obiettivo era portare la Chiesa fuori dei propri spazi, per instaurare nuove relazioni con i giovani, sul terreno della speranza vissuta negli ambiti della vita quotidiana.
Il secondo anno è stato dedicato alla dimensione interpersonale dell’evangelizzazione che ha visto come momento centrale la GMG di Sydney 2008. Il tema, “Mi sarete testimoni”, evidenzia che la missione viene vissuta come una gioiosa comunicazione della bellezza di una scoperta che si vuole condividere con tutti.
Infine l’anno 2008-2009 è stato dedicato alla dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione. Il tema “Fino ai confini della terra” ci ha permesso di affrontare la questione di una testimonianza cristiana esercitata sulle frontiere delle grandi questioni culturali e sociali.
Tutto l’itinerario si è concluso il 30-31 maggio con un evento vissuto simultaneamente in ciascuna delle diocesi italiane, nelle piazze, nei santuari diocesani o in qualche “nuovo santuario” del nostro tempo (nel nostro caso è stata la scelta la piazzetta centrale del Vulcano Buono).
Chi l’ha vissuto sa quant’è stato emozionante l’evento e “la preparazione” all’evento.
Già da Settembre le varie pastorali cittadine si sono incontrate con la pastorale Nolana e insieme hanno portato avanti un percorso terminato poi sabato nella veglia di Pentecoste al Vulcano Buono.
Già dalle due del pomeriggio eravamo in piazza a mettere su le varie tende che dovevano servire ad avvicinare le persone invitate dalle sentinelle del mattino, giovani che si impegnano costantentemente nell’evangelizzazione e nella testimonianza.
Alle cinque ci siamo riuniti tutti nella tenda dell’incontro, dove è stato esposto il Santissimo e da dove sono partite le sentinelle.
Poi si sono aperte le tende per accogliere le persone incuriosite.
La tenda della cultura, che ha visto impegnati i giovani dell’azione cattolica diocesana, ha ospitato due testimonianze, dei rappresetanti del progetto Policoro e tanti libri da consultare.
La tenda della Missione, che ha visto impegnati tra gli altri i ragazzi della comunità missionaria di Villareggia e le suore della Riparazione di Rione Trieste, ha mostrato un itinerario che passando per i nostri desideri, la nostra idea di felicità, di bellezza, la nostra vita arriva poi alle realtà meno fortunate e ci pone una domanda “tu da che parte stai?” …e così si termina l’itinerario con la presentazione di tutte le associazioni e le organizzazioni missionarie che quotidianamente si occupano delle realtà più disagiate del mondo, fino ai confini della terra.
La tenda della musica, che ha visto impegnata la consulta giovanile di Somma Vesuviana, Sant’anastasia e Nola, ha percorso un viaggio attraverso la musica. Un viaggio attraverso i suoni della vita (come il battito del cuore), i suoni della quotidianità (traffico, pentole), i suoni della “comunicazione” (pc, cellulare).
Per poi raggiungere tutti gli angoli della terra, attraverso una scenografia interattiva fatta da cubi che come un puzzle mostrano i cique continenti, attraverso suoni e voci multietniche, giochi di colori.
La serata è andata avanti con l’accoglienza super allegra della pastorale giovanile. Abbiamo avuto l’immensa gioia di vedere Don Mariano, Don Giuseppe Autorino, i seminaristi ballare la “colita”!!!
Poi il concerto di Roberto Bignoli, emozionante.
La sua testimonianza, quella di un poliomelitico vissuto in una famiglia povera. Un uomo scontento della propria vita, che ha visto la droga, il carcere, il fondo.
Poi arriva l’incontro con Dio, la conversione, l’amore, i figli e la decisione di utilizzare la musica come canale di evangelizzazione tra i giovani. Scrosci di applausi.
Così, cala la notte, nella pancia solo una fetta di pizza, piedi stanchi… ma il cuore ha voglia di incontrarLo.
Così inizia la veglia di Pentecoste presieduta dal vescovo.
Il culmine di una giornata all’insegna della fratellanza, della gioia.
Durante la veglia il resto intorno è scomparso e tutti ci siamo concentrati sullo Spirito che in quell’istante ci accompagnava e ci sorreggeva e non ci faceva sentire nè la stanchezza, nè il freddo.
Ora lo sguardo è rivolto verso settembre, momento in cui ci si augura possa iniziare un cammino comune di pastorale giovanile diocesana, con le associazioni, i movimenti, gli istituti religiosi. (anche questo è obiettivo dell’Agorà!) nonché collaborare in sinergia con i media diocesani.
È tempo di chiusura, e come chiudere un anno ricco di esperienze se non con una festa?
Infatti sabato 23 maggio, per le strade di Nola si è svolta la festa conclusiva dei giovani di AC: “fragile: maneggiare con Amore”. Il tema della festa era la fragilità, fragilità da intendere come consapevolezza delle proprie debolezze da cui poi viene la forza che ci permette di andare avanti e non “quella fragilità” che ci rende deboli e ci fa perdere la speranza in tutto.
Arrivi ore 18:30 a piazza Immacolata dove vi erano allestiti gli stands che andavano ad individuare cinque ambiti di fragilità per noi giovani: relazioni, ambiente, cultura, lavoro e corpo. Il tempo di salutarci, di scambiare qualche chiacchiera con gli amici, interrogarci atraverso le varie riflessioni proposte e scoprirci un po’ più ignoranti di quanto pensassimo
ed eccoci pronti per iniziare con il secondo momento della festa. Alle 20:00 tutti in chiesa (Parrocchia Immacolata) dove hanno preso la parola la nostra presidente diocesana, Pina De Simone, il nostro (nostro) vice giovani nazionale Marco Iasevoli e poi la nostra vice giovani diocesana, Tina, che ci ha introdotti alla serata. Sempre dalla Parrocchia dell’Immacolata è partito un lungo serpentone di giovani che ha dato vita alla via Lucis. Un percorso composto da quattordici tappe (le quattordici stazioni della via Lucis), meditate dai giovani di diverse parrocchie: un segno forte in una Nola piena di persone per le uscite tradizionali del sabato sera. L’ultima stazione si è avuta alla Parrocchia del Carmine dove, a conclusione, c’è stata la testimonianza di don Fernando Russo.
Da lì ci siamo tutti spostati a Santa Chiara, nel cortile interno, dove si è tenuta la festa vera e propria, con un gruppo musicale (grazie ancora i nuovi amici della parrocchia di S.Michele Arcangelo di Somma!!) e una tavola imbandita di cose dolci e salate (grazie ancora a tutti voi che ci avete permesso di mangiare
avete portato tantissime cose ed una più buona dell’altra!!). Là ci siamo divertiti a ballare e cantare (dalle foto e dai video capirete)…e poi pian piano saluti, baci e abbracci, con l’augurio di rivedersi presto, già ai campi estivi che sono vicinissimi!
Scarica il materiale degli stand e il libretto della via Lucis
L’8 maggio è la data storica della festa della mamma, e in questo giorno non possiamo dimenticare una mamma speciale: la Chiesa. Il catechismo della Chiesa Cattolica ci dice, infatti, che la fede non è un atto isolato di ogni singolo uomo, ma è prima di tutto la Chiesa che crede e, poiché noi riceviamo la vita della fede attraverso la Chiesa, questa è nostra Madre: è l’educatrice della nostra fede. La Chiesa come una madre custodisce fedelmente la fede in Cristo e insegna ai sui figli il linguaggio della fede. Infatti nessuno può avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre , come insegna S. Cipriano.
Una madre, la Chiesa, capace di scelte coraggiose. Read the rest of this entry »
Giochino-time!! Qual è il legame tra la Pasqua, i giovani dell’Ac, oggi - 6 Aprile, la Gmg di Sydney e S.Paolo (visto che questo è l’anno paolino)?
10 secondi per rispondere Tic Tac Tic Tac Tic Tac Tic Tac Tic Tac Driiiiiiiiiiiiin!!! Tempo scaduto!
Allora, qual è la vostra risposta?
La risposta esatta è… Rullo di tamburi…Pier Giorgio Frassati… Pier Giorgio chi? P-i-e-r-G-i-o-r-g-i-o-F-r-a-s-s-a-t-i!
Aaaaaaaaah: Frassati… e che c’entra???
Allora, iniziamo a svelare il mistero dalla fine: S.Paolo e Frassati sono legati dal fatto che Pier Giorgio amava tantissimo l’Apostolo delle Genti e lo citava spesso. A tal proposito ricordiamo solo una sua frase
Io vorrei che tu provassi a leggere S. Paolo: è meraviglioso e l’anima si esalta da quella lettura
Le spoglie mortali di Pier Giorgio sono state trasportate a Sydney per l’ultima gmg dove tanti giovani hanno potuto così conoscerlo e pregare con lui.
Oggi è il “compleanno” di Frassati (è nato nel 1901, fate voi il conto di quanti anni avrebbe…) e Fassati è il Santo Patrono dei giovani di Ac
E la Pasqua? Bè, ricordiamo che la Pasqua è anche sinonimo di Speranza e Pier Giorgio è la nostra Speranza: la Speranza di una santità ordinaria che è possibile, la Speranza (o meglio conferma di una certezza) che si può vivere secondo il Vangelo e lo si può fare senza rinunciare alla propria giovinezza, senza dover rinunciare a se stessi, anzi! Ricordiamo, infatti, le parole di Giovanni Paolo II nel giorno della sua beatificazione (20 maggio 1990)
Certo, ad uno sguardo superficiale, lo stile di Pier Giorgio Frassati, un giovane moderno pieno di vita, non presenta granché di straordinario. Ma proprio questa è l’originalità della sua virtù, che invita a riflettere e che spinge all’imitazione. In lui la fede e gli avvenimenti quotidiani si fondono armonicamente, tanto che l’adesione al Vangelo si traduce in attenzione amorosa ai poveri e ai bisognosi, in un crescendo continuo sino agli ultimi giorni della malattia che lo porterà alla morte. Il gusto del bello e dell’arte, la passione per lo sport e per la montagna, l’attenzione ai problemi della società non gli impediscono il rapporto costante con l’Assoluto. Tutta immersa nel mistero di Dio e tutta dedita al costante servizio del prossimo: così si può riassumere la sua giornata terrena! La sua vocazione di laico cristiano si realizzava nei suoi molteplici impegni associativi e politici, in una società in fermento, indifferente e talora ostile alla Chiesa.
Con questo spirito Pier Giorgio seppe dare impulso ai vari movimenti cattolici, ai quali aderì con entusiasmo, ma soprattutto all’Azione Cattolica, oltre che alla FUCI, in cui trovò vera palestra di formazione cristiana e campi propizi per il suo apostolato. Nell’Azione Cattolica egli visse la vocazione cristiana con letizia e fierezza e s’impegnò ad amare Gesù e a scorgere in lui i fratelli che incontrava nel suo sentiero o che cercava nei luoghi della sofferenza, dell’emarginazione e dell’abbandono per far sentire loro il calore della sua umana solidarietà e il conforto soprannaturale della fede in Cristo.
Morì giovane, al termine di una esistenza breve, ma straordinariamente ricca di frutti spirituali, avviandosi « alla Vera Patria a cantare le lodi a Dio ». [...]
La potenza dello Spirito, unito a Cristo,lo ha reso moderno testimone della speranza, che scaturisce dal Vangelo, e della grazia di salvezza operante nel cuore dell’uomo.
E’ diventato, così, testimone vivo e il difensore coraggioso di questa speranza a nome dei giovani cristiani del secolo ventesimo. [...] Egli se ne è andato giovane da questo mondo, ma ha lasciato un segno nell’intero secolo, e non soltanto in questo nostro secolo. Egli se ne è andato da questo mondo, ma, nella potenza pasquale del suo Battesimo, può ripetere a tutti, in particolar modo alle giovani generazioni di oggi e di domani: « Voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete! ».” Queste parole furono pronunciate da Gesù Cristo, mentre si congedava dagli Apostoli, prima di affrontare la Passione.
Mi piace raccoglierle dalla bocca stessa del novello Beato, quale suadente invito a vivere di Cristo, in Cristo. Ed è invito valido tuttora, valido anche oggi, soprattutto per i giovani di oggi. Valido per tutti noi. Invito valido che ci ha lasciato Pier Giorgio Frassati.
Ecco Pier Giorgio, ecco la nostra Speranza concreta: Santi, si può!

di Marco Ias per “Il fatto del giorno” sul portale dell’Ac nazionale
Nel suo messaggio per la prossima Giornata mondiale della gioventù, che si celebrerà nelle diocesi il 5 aprile, domenica delle Palme, Benedetto XVI disegna un vero e proprio itinerario attraverso il quale i giovani possono incontrare “la grande speranza”.
È la struttura stessa del testo a suggerire l’idea di un percorso.
In prima battuta il Papa ha voluto dedicare ampio spazio al momento della concreta esperienza, in cui talvolta vince la disperazione e la sfiducia. “Penso”, dice il pontefice. “a tanti vostri coetanei feriti dalla vita, condizionati da una immaturità personale che è spesso conseguenza di un vuoto familiare, di scelte educative permissive e libertarie e di esperienze negative e traumatiche. Per alcuni - e purtroppo non sono pochi - lo sbocco quasi obbligato è una fuga alienante verso comportamenti a rischio e violenti, verso la dipendenza da droghe e alcool, e verso tante altre forme di disagio giovanile. Eppure, anche in chi viene a trovarsi in condizioni penose per aver seguito i consigli di cattivi maestri, non si spegne il desiderio di amore vero e di autentica felicità”. Read the rest of this entry »


