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“Tutto quanto aveva per vivere” e “Pronti a scattare” – introduzione all’anno associativo 2017-2018

Ecco i materiali per conoscere le guide 2017-2018, introdursi al tema dell’anno associativo e al brano biblico di riferimento. Tra qualche giorno avremo anche un video di don Alessandro sul brano biblico dell’anno.

Due parole introduttive all’anno associativo che stiamo per iniziare. Intanto la cornice, ovvero gli Orientamenti triennali nazionali, che hanno come titolo “Vi precede in Galilea”, l’annuncio dell’angelo alle donne che si erano recate al Sepolcro. L’invito che ci viene dall’Ac per i prossimi anni è quello di non perdere di vista per “Chi” ci mettiamo in gioco. Tornare in Galilea significa tornare con il cuore lì dove è avvenuto il nostro primo incontro con il Signore: nella semplicità di una saletta parrocchiale, nell’insegnamento dei nonni o dei genitori, nella testimonianza di sacerdote o di un educatore, in un gruppo dove tutto è sembrato possibile e a nostra misura, in una classe dove il bisogno di un compagno ci ha interrogato, in un luogo di lavoro dove i problemi si sono trasformati in necessità di impegno. Ciascuno ha la propria “Galilea” esistenziale. Non si tratta però di far rivivere vecchi ricordi e nostalgie, ma di fare memoria di una cosa essenziale: senza Gesù non andiamo da nessuna parte. Lui è il principio e la meta. Senza di Lui, possiamo fare bellissime cose, ma mancherebbe la pienezza. Solo con Lui tutto ha pienamente senso, anche l’impegno in Ac. Nella nostra personale “Galilea” abbiamo imparato che ogni cosa bella e buona scaturisce dall’incontro personale con il Signore: guai a dimenticarcelo perché presi dalle esteriorità e dall’efficientismo!

In questo contesto, il primo anno del triennio ha come tema “Tutto quanto aveva per vivere”, espressione che troviamo nell’episodio evangelico della vedova che di fronte al bisogno non offre “poco” o “molto” o “qualcosa”, ma “tutto”. E’ invito a non essere “ragionieri”, ma “tesorieri”. Il ragioniere mette sulla bilancia pro e contro di ogni cosa. Misura l’impegno, il lavoro e cerca di far quadrare i conti. Il ragioniere non deve mai perderci nulla. Anche quando presta un servizio o rispondere al bisogno dell’altro, non deve “eccedere” per non turbare i propri equilibri. Il tesoriere deve invece custodire e valorizzare un grande tesoro ricevuto in eredità, e per farcela offre tutto di se stesso, si dona completamente. Avverte la responsabilità di un tesoro che non è suo eppure deve far fruttare. Lo fa perché è consapevole di quanto sia grande quel tesoro, sa “Chi” è il padrone di quel tesoro. Sa di doversi impegnare al massimo per onorare chi quel tesoro l’ha custodito prima di lui e per dare una buona base a chi quel tesoro dovrà custodirlo in futuro. E’ l’anno quindi della generosità, del dono, dell’offerta gratuita. Uno stile che non peggiora la vita, che non lede al lavoro o agli esami universitari o al profitto scolastico o ai doveri familiari, ma che anzi ci educa ad affrontare tutto con un atteggiamento diverso, libero, positivo, aperto, responsabile, gioioso.

Il verbo che l’Ac affianca al brano della vedova è “Custodire”. Il dono particolare che dobbiamo custodire è certo anche quello dell’Ac: e non lo si custodisce chiudendolo in una cassaforte, nella comoda sicurezza di un gruppo in cui “stiamo bene tra noi”. Si custodisce non chiudendosi, ma aprendosi, comunicando, relazionandosi, vincendo timidezze e paure e “lanciandosi” verso l’altro e verso gli altri. L’Acr sintetizza da par suo tutto ciò con uno slogan, “Pronti a scattare”. Dove per scattare si può intendere sia lo scatto della foto – e quindi la capacità di dare uno sguardo d’insieme alle cose – sia lo scatto del velocista alla partenza. Entrambe le cose sono fondamentali: capire e agire, metterci testa, cuore e braccia. L’Ac, di questa dinamica virtuosa, è maestra da 150 anni.

Dal punto di vista diocesano, sia il “ritorno in Galilea” sia la dinamica dell’uscire che consente di “custodire” il grande tesoro parte da un impegno particolare: fare in modo che le nostre associazioni siano luoghi accoglienti per le famiglie. Quindi, sin dal Convegno di inizio anno, proviamo a lavorare insieme perché l’ordinario associativo sia accompagnato da un’attenzione e un’apertura costante alle famiglie. Tante “gravitano” già intorno ai nostri mondi, forse aspettano solo un invito e una parola. Altre vanno cercate con un po’ più di insistenza. Mettiamoci “tutto quanto abbiamo” e impariamo a “scattare” per vincere la pigrizia della poltrona, da cui ci ha messo in guardia Papa Francesco lo scorso 30 aprile.

Vi auguriamo buon anno,

Marco, don Alessandro e gli amici della Presidenza diocesana

Dagli Orientamenti triennali del Consiglio nazionale:

“I ANNO 2017-2018 – CUSTODIRE

Centocinquanta anni di storia sono un dono, un’eredità preziosa che chiede di essere custodita. Custodire è però qualcosa di più che limitarsi a togliere la polvere posatasi nel tempo o eseguire un maquillage estetico che ridoni lo splendore perduto ad una carrozzeria senza riattivarne il motore. Custodire significa piuttosto rinunciare alla logica della «semplice amministrazione» (Documento di Aparecida, 201) per abbracciare quella del dono senza riserve. Nel centocinquantesimo dalla fondazione dell’associazione, custodire la memoria di questa storia significa discernere l’essenziale della nostra vocazione originaria ai fini di quella «conversione missionaria» invocata da Papa Francesco per ogni Chiesa particolare, a partire dalle parrocchie.
La storia di questa fedeltà a Dio e all’uomo si fa presente oggi intessendo l’ordito della vita associativa con la trama di un’autentica comunione ecclesiale, nella consapevolezza che l’uno non possa mai fare a meno dell’altra. Ecco il sacrificio per la «casa comune», la condivisione –
nello stile della vedova del vangelo di Mc 12,41-44 – della ricchezza dell’intergenerazionalità e della popolarità, quale esperienza bella dell’essere Chiesa sui passi del Maestro, prodotto di un autentico processo sinodale in cui tutti, anche i piccoli, sono coinvolti da protagonisti.

Nell’icona biblica che accompagna il cammino di questo primo anno del triennio, Gesù prende a modello una vedova, il cui cuore è abitato da una fede profonda e radicale in Dio. Questa donna al tempio non dà, come gli altri le molte monete che avevano, ma le due monetine; getta nel tesoro del tempio tutto quello che aveva per vivere, “tutta la sua vita”, si spoglia di ciò che le era necessario.
È l’immagine dell’amore che sa rinunciare a ciò che è necessario, ed essere così una vera discepola di Gesù”.
ACR
ADULTI
Attraverso: introduzione alla guida Adulti
La formazione degli animatore adulti (relazione di Pier Paolo Triani al Convegno nazionale Adulti)
GIOVANI
Tutto ciò che hai: Guida Giovani 2017-18
Motore di ricerca: Guida Giovanissimi 2017-18

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