Social ed educazione. Un capovolgimento di prospettiva

Il 5 settembre, Marco Iasevoli (presidente diocesano di Ac e giornalista di Avvenire) ha tenuto presso il seminario vescovile un incontro di formazione per gli insegnanti delle scuole cattoliche della diocesi. Il tema era il rapporto tra i social e l’educazione ed è stata un’occasione per riflettere su una questione attuale provando a guardarla da una prospettiva diversa da quella a cui siamo abituati.. Pubblichiamo gli appunti e il materiale dell’incontro perchè possono essere un utile spunto di riflessione per gli educatori parrocchiali e per le famiglie.

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Appunti forniti dal relatore

Apocalittici e integrati, una distinzione sempre valida

Quando si affronta il tema dell’impatto delle innovazioni tecnologiche nella vita delle persone, è sempre utile riferirsi alla storica distinzione operata da Umberto Eco tra “apocalittici” e “integrati”. I primi, dinanzi ad una innovazione sociale o tecnologica, sempre pronti a gridare “così l’umanità ne uscirà distrutta”. I secondi, dinanzi allo stesso scenario, sempre pronti ad affermare “ora l’umanità vivrà un grande progresso”.

Tra questi due estremi ci sono tanti punti intermedi: chi coltiva un certo scetticismo ma non ostativo alla sperimentazione; chi invece fa vincere la curiosità ma non si lascia irretire; poi c’è chi assume posizioni equilibrate e mediane, meno radicali. Il tema dei social e del loro impatto educativo va trattato con equilibrio e, se possibile, con uno sguardo tendenzialmente positivo, evitando narrazioni unicamente negative che sfociano in atteggiamenti spesso inefficaci e velleitari: la censura e il divieto.

Realtà virtuale? No, un’unica realtà…

In riferimento ai social e al web, si parla spesso di “realtà virtuale” come fosse una dimensione diversa da quella materiale. In realtà, i nostri comportamenti quotidiani dimostrano che “materiale” e “virtuale” appartengono alla stessa realtà, all’unica realtà che viviamo. Accedere a Facebook è un gesto consuetudinario come accendere la tv. Chattare è un’ordinaria attività di contatto con le altre persone. Il nostro ambiente è ormai un intreccio costante di rapporti diretti e indiretti. Chi immagina di tornare indietro si illude. Allora la vera ricerca è trovare armonie, complementarietà, buon senso, regole flessibili e intelligenti. Non è impossibile. È necessario.

Oltre l’”allarme educativo” per le nuove generazioni. Il web e i social come amplificazione delle esche poste dagli adulti sul cammino dei ragazzi.

È retorico dire che la rete e i social offrano rischi e opportunità. È più corretto sottolineare che questi strumenti realizzano una mastodontica amplificazione dei rischi e delle opportunità. Non è la rete a creare prostituzione, pornografia, bullismo… Non è la rete a creare la solitudine. Sono fenomeni sociali pre-esistenti, strutture di male piantate da secoli nella storia dell’uomo. L’effetto della tecnologia è l’amplificazione. L’amplificazione dei rischi si vede, è evidente. La pedofilia, ad esempio, è diventato un vero e proprio mercato, pericolosissimo. Allo stesso tempo, anche le opportunità sono amplificate e, va sottolineato, ci sono anche nuove opportunità che vanno colte, soprattutto sul fronte della conoscenza.

Analogici e nativi digitali. La questione del web è l’adulto analogico che non comprende la natura pubblica e non privata del mezzo.

Tutte le nostre attenzioni educative sono poste sui nativi digitali, ovvero sui bambini e gli adolescenti che “sono nati col telefono in mano”. In realtà, proprio bambini e adolescenti sono naturalmente alfabetizzati all’uso di questi strumenti. I loro “errori” sono “errori di ingenuità” o di “eccessiva fiducia” che replicano pari pari gli errori che il minore compie nel “mondo materiale”. Occorre trasportare quella vecchia raccomandazione, “non prendere la caramella dagli sconosciuti”, su piattaforme che hanno migliaia e migliaia di spacciatori di caramelle velenose. Ma il vero tema educativo sta sul fronte degli adulti, che costantemente storpiano i fini del mezzo tecnologico. È più facile, ad esempio, trovare un insegnante che su Facebook si lamenti degli alunni che un ragazzo lamentoso verso gli insegnanti. Le volgarità dei social vengono da giovani e adulti in grossa parte, non da adolescenti e pre-adolescenti. Il dominio del sesso e dei temi sessuali sulle piattaforme web rispecchia un’ossessione adulta, innanzitutto. Occorre prenderne atto.

La confusione tra pubblico e privato: tutto nasce da qui…

I cattivi usi dei social nascono dall’enorme confusione privato-pubblico. Molti usano la propria bacheca Facebook come fosse uno spazio privato. Peccato che può essere consultata da centinaia di persone, e quindi è per sua natura pubblica. Così ci si sfoga dei problemi familiari, per poi sorprendersi che altri commentino, diano le loro ricette e sentenze. Così si postano contenuti politici, incuranti che la propria professione richiede responsabilità anche quando non si è più in orario di lavoro. Così si condividono bufale, non curanti della responsabilità “adulta” di filtrare ciò che è vero da ciò che non è vero oppure è solo verosimile. Fateci caso: a compiere questi errori non sono i piccoli, ma i grandi. I “nativi digitali” conoscono gli effetti delle loro parole su piattaforme pubbliche. Se lanciano un allarme (“domani mi butto giù…”) non è perché confondono privato e pubblico, ma perché deliberatamente vogliono che uno stato d’animo privato diventi pubblico. Tra i grandi, invece, tante sono le pigrizie, le leggerezze, le superficialità che portano a confondere privato e pubblico. Per essere definitivamente chiari: i social sono spazi pubblici, usarli come sfogatoi porta sempre ad errori anche molto gravi.

Alcune semplici attenzioni per prevenire i rischi che arrivano dalla rete

Il web e i social sono mercati, servono a guadagnare soldi e intorno ad essi girano quantità di soldi inimmaginabile. Il bene in vendita sono le informazioni riguardanti i nostri stili di vita. La merce è ciò che pensiamo, ciò che desideriamo, ciò che progettiamo: sul mercato c’è la parte più profonda e ordinaria di noi. Questi sono consigli che vanno dati ai genitori: impostare la privacy su regimi restrittivi; quando possibile, accedere alle piattaforme audiovisive senza loggarsi, ma come utenti generici; attivare i controlli parentali sui dispositivi utilizzati anche dai minori e sulle singole applicazioni; quando un dispositivo è utilizzato sia dai genitori che dai figli, ripulire e monitorare costantemente le cronologie sia dei motori di ricerca sia delle singole applicazioni (esempio: le cronologie di youtube); disattivare le opzioni che consentono ai motori di ricerca di completare una ricerca sulla base di ricerche precedenti; non lasciarsi profilare facilmente, ovvero non fornire a ogni piè sospinto l’accesso a rubriche e immagini personali; non tenere sempre attivata la possibilità per smartphone e applicazioni di rintracciare la vostra posizione geografica; ridurre al minimo la pubblicazione di immagini e fotografie di minori, poiché possono alimentare terribili database pedopornografici. La semplice conoscenza di questi banali strumenti di controllo e autocontrollo può prevenire tanti problemi e pericoli.

La ricerca di materiali sul web e alcune opportunità didattiche.

Cercare materiali attraverso i motori di ricerca è diventata la prassi, probabilmente anche tra gli insegnanti e gli educatori. Tuttavia, è bene tenere a mente un fatto: le prime risposte dei motori di ricerca non sono sempre le più affidabili, ormai chi produce conoscenza si affida a sistemi sofisticatissimi di Seo (search engine optimization) per apparire tra le prime risposte di Google. Inoltre, c’è chi paga profumatamente per risultare la prima risposta ad una data parola-chiave. Non accontentarsi delle prime risposte date dai motori di ricerca è fondamentale. L’altra attenzione fondamentale è confrontare i materiali trovati, verificare le fonti, ovvero la provenienza di quel materiale (chi è l’autore, chi lo pubblica, perché e con quale autorevolezza). Evitare accuratamente materiali anonimi su piattaforme con fini non specificati. Valorizzare molto le comunità di persone che hanno le stesse competenze e passioni, dove è possibile trovare le informazioni e i materiali più qualificati e pertinenti.

In generale, è plausibile che gli strumenti tecnologici possano dare un grande aiuto nella didattica soprattutto nella conoscenza del “passato presente”, ovvero di periodi storici a noi molto vicini (gli anni ’60-’90, ad esempio) e cruciali per comprendere il presente. Ci sono prodotti di ottima fattura, ad esempio, per conoscere culture a noi lontane, oppure per comprendere i motivi di un conflitto in corso. Con il web oggi possiamo visitare un museo o una galleria d’arte o vedere una città-fantasma dopo un bombardamento. Non solo: l’insegnante può anche lanciarsi sulla frontiera dell’autoproduzione, con apposite piattaforme che lo aiutano nella realizzazione di presentazioni e video.

I rischi dinanzi agli occhi. Ma dietro le spalle il vento delle opportunità. Credo sia questo l’atteggiamento giusto dinanzi alle enormi potenzialità tecnologiche di questo tempo.

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