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Ricalcola il percorso… Mi fa volare… Racconti dal campo nazionale Giovani e Msac

Di seguito i racconti di Enea e Domenico che hanno vissuto l’esperienza del campo nazionale del Settore Giovani e del Msac (Fognano, 4-7 agosto) insieme ad Enrico, Serena e Sara.

“Dopo quattro giorni di volo, gli studenti di tutta Italia sono atterrati.
“Mi fa volare” era infatti il titolo del campo del MSAC da poco conclusosi a Fognano, accompagnato dal sottotitolo “Studenti impegnati per un sogno”.
Il sogno in cui ci impegniamo è proprio quello di una scuola che ci fa volare,  che ci porti ad alta quota nonostante le turbolenze.
Un progetto ambizioso ma d’altronde i ragazzi non hanno mai avuto paura di fare il passo più lungo della gamba.
Il campo, sebbene durato pochi giorni, è riuscito ad essere un vero e proprio viaggio.
Siamo partiti da noi, dalla nostra spiritualità, dall’esempio di Giona e delle sue imperfezioni che, un po’ come le nostre, devono essere la rincorsa per il decollo.
Siamo passati poi al MSAC nel nostro quotidiano, ai lati positivi e negativi dei nostri circoli.  In questa occasione la mescolanza di accenti si è fatta sentire più forte attraverso un momento di confronto durante il quale ognuno riusciva a trovare la soluzione ai problemi altrui.
In questo climax di riflessioni siamo passati poi alla scuola. Abbiamo “studiato” letteralmente i temi più caldi: l’edilizia, la dispersione, la valutazione e soprattutto la partecipazione perché, sebbene “l’importante non é vincere ma partecipare”, per noi non c’è differenza tra il vincere ed il partecipare.
Abbiamo parlato, infine, di tutti i giovani, in modo da avvicinarci al tema del Sinodo che ci vede coinvolti in prima persona.
Durante il volo ci hanno accompagnato degli ospiti che ormai sono di casa: il presidente nazionale Matteo Truffelli, l’ex assistente nazionale del settore giovani Don Vito Piccinonna ed il segretario generale del sinodo dei vescovi, il cardinale Lorenzo Baldisseri.
Andando, però, oltre l’afa della Romagna, ci siamo ritrovati ad essere tra le nuvole, non distratti… Ma tra le nuvole dei nostri sogni, a fare slalom tra gli stormi di rondini. Ci siamo alzati così tanto da terra da vedere l’Italia a misura davvero di stivale.
Per qualche giorno l’Italia è stata così piccola che, al momento dei saluti, si è sciolta in un unico abbraccio da Mazara del Vallo a Lodi, da Nola a Padova.
Perché anche se siamo tornati con i piedi per terra, già siamo pronti a ripartire, ognuno dalla propria scuola. Siamo arrivati elicotteri e ripartiamo aeroplani.
Siamo partiti dubbiosi e ripartiamo impegnati ad essere studenti capaci di portare nelle nostre realtà la voglia dell’impegno e il senso del primo annuncio.
La nostra volontà è quella di costruire una scuola a misura dei nostri sogni.
Il campo é appena finito e gli studenti di Azione Cattolica aspettano già il suono delle campanelle per essere protagonisti di un nuovo anno… e tutto questo mi fa volare.

Enea (segretario diocesano Msac, San Michele Arcangelo di Saviano)

 

“Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà”. Inizia così il primo dei quattro giorni del campo Nazionale a Fognano in provincia di Ravenna: come un sogno né isolato né a caso, concetto ripreso anche come slogan sulle magliette del campo per il settore Giovani (“I sogni non nascono a caso”, Carlo Carretto). Un campo all’insegna dell’unitarietà: camminare insieme, sognare insieme. Una sola grande famiglia quella del Settore Giovani. L’associazione non può e non deve camminare da sola. Ricalcola percorso. Questa è stata la provocazione lanciata prima che iniziasse il campo. Più che una scelta sbagliata è stato un invito a cambiare, a fare scelte rischiose e non aver paura di ricalcolare il proprio percorso. Capire che noi Giovani non siamo estranei prima a noi stessi. Capire il nostro percorso come giovani e come laici impegnati in associazione. Ecco dunque il tema del discernimento del ruolo dei giovani, approfondito con le semplici ed umili parole di don Giancarlo Leonardi nel primo pomeriggio di questo percorso.

Gesù ci sussurra e non si stanca di farlo, Gesù ci chiama ad essere felici. La felicità come sorpresa. Gesù ci sussurra: “Vengo…cerco Te…il tuo volto e il tuo corpo”. Gesù ci sussurra: “Lasciati amare”. Gesù ci sussurra e ci invita a qualcosa di semplice. E’ pazzo, noi non abbiamo tempo. NOI siamo impegnati. NOI siamo educatori. NOI  siamo consiglieri. NOI siamo responsabili. NOI siamo gli eroi. NOI siamo…NOI…NOI…NOI SIAMO: la malattia di questo nostro tempo, la ricerca continua d’identità e di dover fare. “Oh, Gesù ci sussurra…” . Non pretende, ci invita a sdraiarci con lui su un prato a guardare i gigli del campo e gli uccelli del cielo. E’ proprio un folle, ma in realtà rispondendo al suo invito si aprono infinite possibilità di costruire la felicità come scoperta e sorpresa e non come raggiungimento di un traguardo e sacrificio. Gesù sta cercando proprio noi nonostante siamo timorosi e piccoli nella fede ma a Lui non importa. Vuole sdraiarsi con noi. Ricordate. Gesù ci sussurra che ogni giorno il sole sorge, ogni giorno c’è vita, ogni giorno c’è resurrezione. Il campo ha dato possibilità e opportunità di confrontarsi con persone che hanno fatto e stanno facendo la storia della nostra associazione. Non poteva mancare allora il presidente Matteo Truffelli con i cui è continuato l’esercizio discernimento di come vivere noi giovani in Azione Cattolica. Ogni associazione parrocchiale dovrebbe fare una lettura critica della realtà così com’è e non come noi vorremmo che  fosse. Chiederci come essere AC per i giovani così come sono e non come noi vorremmo che fossero. Esercizio faticoso, ma meno faticoso se fatto insieme. Innanzitutto i punti di riferimento sono la Parola e il Magistero che ci aiutano  a capire come essere credenti. E quando si parla di Magistero si parla dell’Evangelii Gaudium. Gli strumenti invece a diposizione sono: lo statuto, la nostra storia e il documento assembleare . Lo statuto ci dice cosa siamo e cosa vogliamo fare. La storia ci insegna che in questi 150 anni l’AC ha saputo cambiare per poter essere fedele a se stessa. Il documento assembleare è l’esito di un processo di discernimento del nostro tempo. Dobbiamo però continuare questo processo perchè può non valere per tutte le realtà diocesane e parrocchiali. Adattando dunque questi strumenti alle peculiarità delle singole diocesi,possono servire ad amare ed apprezzare maggiormente i propri territori e le persone affidateci.

“Un costruttore di ponti non si lamenta. E’ sempre alla ricerca del punto giusto dove gettare le fondamenta”. Così inizia il confronto con l’assistente nazionale del Settore Giovani don Tony Drazza sui “ponti” tra i giovani e l’AC.  Dobbiamo pensarci in cammino e non da fermi. Ci saranno momenti in cui bisogna andare e altri in cui tornare. Sul nostro cammino abbiamo bisogno di fermarci alle “sorgenti” per riposare e ricaricarci. Per il nostro cammino abbiamo bisogno di occhi incantati. Nella nostra vita di fede non ci sono certezze ma continue ricerche. Attenzione però. L’AC non è fare delle cose ma è lo strumento per far conoscere Gesù. Il nostro cammino gioca molto sull’amore che mettiamo e non nelle cose che facciamo. Teniamolo sempre a mente. Un possibile ponte è essere capace di accorgersi di ciò che ci circonda ponendoci queste domande: “Che sto facendo? A chi sto dando le chiavi del mio cuore? A chi appartengo?”. Ecco che entra in gioco a questo punto il famoso discernimento. Il primo passo è togliere dalla nostra vita le cose che non servono. Dobbiamo smettere di incastrare la nostra vita. Dobbiamo smettere di fare 1234582 cose nella nostra vita. Dobbiamo smettere di crederci eroi e fare diecimila esperienze. Non siamo atleti che devono aggiornare il proprio palmares con medaglie e nuovi record. Ogni tanto per vivere bisogna rivedere le cose brutte. Dunque costruire ponti significa essere disposti a perdere qualcosa. Chi ama è capace di perdere qualcosa.

La domenica mattina dopo la santa messa ecco un altro personaggio scomodo e di spessore, Don Vito Piccinonna, ex assistente nazionale del settore giovani. Dice subito di essere ritornato in famiglia. Insieme e grazie a lui ci siamo interrogati sulla nostra missione di credenti in questo momento. Ci lancia subito una provocazione: «Quando l’AC non c’è si vede! Ma quando c’è dovrebbe farsi sentire di più». L’AC porta con sé un punto di vista differente, di fiducia, che permette all’altro di dare diversa interpretazione alla vita, sintonizzandosi con la prospettiva di Gesù Cristo e vivendo una sana spiritualità, autentica ma non perfetta. Dobbiamo vivere il nostro mandato associativo come una vocazione senza totalizzare però l’AC, perchè quando lo facciamo siamo più operai e meno amici, siamo più colleghi e meno familiari. Ci ha ricordato inoltre una cosa importante: “Dio sta prima di Noi”. Dovremmo portare un post-it sempre con noi con scritto:”Dio c’è. Non sei tu. Rilassati!”.  Dobbiamo andare oltre l’entusiasmo e il dovere quotidiano. Non sarà la bellezza a salvare il mondo, sarà la maternità a liberarlo e per sperimentare la maternità occorre issare l’altro e che i cuori battano all’unisono. Abbiamo abusato e forse interpretato in modo contorto l’invito di papa Francesco ad uscire. Uscire per l’AC significa portare dentro senza sequestrare: “Di Chiesa si vive, di sacrestia si muore”. Ci ha lasciati infine due elementi: la gratuità e la comunione perchè è meglio fare quattro passi insieme che cento da soli. L’ultimo giorno abbiamo approfondito grazie al cardinale Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, quello che sarà il sinodo dei vescovi sui giovani.

Abbiamo vissuto diversi momenti di deserto e preghiera in questi giorni per poterci ascoltare e per poter ascoltare il sussurro di Dio. Abbiamo sperimentato una nuova formula laboratoriale, divisa in tre passi. Il primo passo un’analisi individuale su come noi giovani affrontiamo e  viviamo momenti di gioia, tristezza speranza ed angoscia individuando per ciascuno di questi ambiti una parola chiave. Secondo passo divisi in gruppi l’ascolto delle parole chiavi di ciascuno. Terzo passo divisi in sottogruppi l’interpretazione di ciò che è stato raccolto precedentemente. Non sono mancati momenti di fraternità come la partita di calcio Settore contro Msac e momenti di convivialità come scoprire le prelibatezze della posto che ci ha ospitati grazie alla delegazione regionale. Cosa porto con me da questa esperienza? Una spinta. La spinta per poter volare e sognare. Tornare a casa con felicità come testimone. Torno con la consapevolezza di aver bisogno di una sana compagnia, essere convinto di non dover e poter vivere da estraneo questo tempo; di non aver paura di ricalcolare il mio percorso; di non pensare di avere due vite quella di giovane e di socio di AC; di aver bisogno di riscaldare il mio cuore; di essere consapevole che oltre le parole di Gesù ci sono i gesti; di capire che questa non è una lista della spesa ma sono tutti strumenti per costruire ponti e abbattere i muri del mio “Io Sono…”.

Domenico (segretario diocesano del  Settore Giovani,  Parrocchia Santi Germano e Martino  di  Scisciano)

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