Verso un nuovo triennio

Sintesi dell’incontro dell’1 ottobre con presidenti e assistenti parrocchiali alla presenza del vescovo Beniamino.

Volentieri ci facciamo carico di esprimere in modo sintetico quanto ci siamo detti sabato 1 ottobre durante l’incontro tra vescovo, presidenza diocesana, presidenti e assistenti parrocchiali.

Una bella mattinata, semplice, senza “fronzoli”: ci conosciamo troppo bene, ci vogliamo troppo bene per perderci in inutili giri di parole.

Avendo la fortuna di stare vicino a padre Beniamino, abbiamo potuto vedere da vicino la sua commozione: “Vi porterò sempre con me, mi avete sempre fatto sentire sostenuto e voluto bene, non mi è mai mancato il vostro appoggio e la vostra amicizia”. In effetti, l’incontro di sabato, oltre a rappresentare la chiusura di un triennio, è stata anche l’opportunità per dirci reciprocamente “grazie” per il cammino che abbiamo fatto insieme, vescovo, sacerdoti e Ac, in questi 18 anni.

Il discorso del vescovo è stato una “summa” di quanto  più volte ci siamo sentiti dire: il protagonismo e la creatività dei laici come chiave della Chiesa del terzo millennio, il rapporto fraterno e paterno tra sacerdoti e laici, la centralità assoluta della formazione e della vita interiore per servire l’uomo nel nome del Vangelo. “Formarsi vuol dire far entrare Cristo dentro di noi e farlo agire attraverso di noi”, ci ha ricordato padre Beniamino andando al cuore del nostro Progetto formativo “Perché sia formato Cristo in voi”.

Come presidenza, poi, abbiamo sottoposto all’attenzione di presidenti e assistenti tre priorità per il nuovo triennio:

  • una sempre più forte conversione missionaria delle nostre Ac parrocchiali. Quel “pescatori di uomini” che più volte abbiamo meditato deve diventare prassi ordinaria dei nostri responsabili, educatori e soci. Non c’è la fila alla porta della sagrestia per venire ai nostri incontri, non siamo più negli anni ’50. Ci sono però case, quartieri, sale-slot e città zeppe di invisibili solitudini che attendono di essere chiamate, interpellate e coinvolte da testimoni autorevoli e credibili. È possibile, tanti educatori ed animatori già ci provano con bambini, ragazzi, adolescenti, giovani, adulti e famiglie. Tanti, tantissimi, già si sentono pienamente “in uscita”. Certo costa fatica, è più scomodo di starcene tra noi, di fare “tre tende” come sul monte Tabor. Però è l’unica vera strada che abbiamo: sporcarci le mani con gli altri. E allora tutti in missione per incontrare e accogliere nuove persone. Ma oggi, subito, non domani! Perché il segreto dell’Ac è coniugare popolarità e qualità della proposta; una proposta di alta qualità che non sia anche popolare è buona per le nicchiette esclusive; una proposta popolare ma senza qualità si confonde con qualsiasi punto di aggregazione;

 

  • dedicare sempre più energie all’accompagnamento umano, spirituale e culturale dei soci, soprattutto degli educatori. Gli educatori sono il nostro “bigliettino da visita”: guai a farli sentire solo strumentali a compiti da svolgere, guai a farli sentire “limoni” da cui estrarre sino all’ultima goccia. I nostri educatori devono sentire vicini, vicinissimi i sacerdoti e i laici più avanti nel cammino, devono ricevere aiuto, ascolto, amicizia, consiglio. Dobbiamo anche sminuzzare per loro il Magistero, i libri che formano la persona, le buone letture spirituali, i testi del Concilio, il gusto della conoscenza che serve alla vita. Fondamentale in questo senso è il ruolo del Consiglio parrocchiale di Ac come luogo di formazione, studio e amicizia; fondamentale è anche vincere quelle ultime sacche di pigrizia che ancora impediscono a qualche associazione di vivere in pieno le grandi opportunità formative diocesane, parrocchiali e decanali, in particolare gli Esercizi spirituali, i campi-scuola, i campi di servizio in Albania e in altri posti che ancora conosceremo nei prossimi anni;

 

  • avere sempre più attenzione al territorio. Innanzitutto rompendo quel muro dell’autoreferenzialità che a volte vizia l’aria nelle nostre parrocchie e dunque avviando sempre più relazioni proficue e intelligenti con le parrocchie vicine, con le altre associazioni laiche e religiose del territorio. Poi sviluppando una maggiore sensibilità sociale e civile partendo non dai massimi sistemi ma da ciò che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni: la vita delle persone, il disagio e i punti di forza delle città, le sofferenze e le risorse delle famiglie, le paure e le competenze dei giovani e degli adulti, le fragilità e i talenti dei bambini… L’Ac diocesana, anche in considerazione di tante nuove associazioni parrocchiali che si sono introdotte nella “grande famiglia”, articolerà anche una presenza decanale “leggera” per favorire il sostegno e la solidarietà tra comunità, aiutare a vivere meglio la diocesanità/ecclesialità dell’associazione, stimolare l’attenzione alle dinamiche del territorio.

Eravamo tutti d’accordo, ci pare, su un punto. Laici e sacerdoti: stiamo dalla stessa parte! Dalla parte di una pastorale dell’accoglienza e della vicinanza alle persone. Dalla parte di una Chiesa che si fa ponte per il mondo e si immerge nel mondo senza paura dell’altro e senza paura di annunciare con umiltà evangelica una Verità che salva e guarisce. Eravamo tutti d’accordo sul fatto che insieme, laici e sacerdoti, dobbiamo mettere da parte qualche pregiudizio e qualche chiacchiera inutile e farci forza l’un l’altro, smettendola di puntare il dito e cercare colpevoli, nella consapevolezza che ciò che ci unisce è ben più importante di ciò che ci fa sentire, qualche volta, troppo distanti. Facciamo un patto: bandiamo frase semplicistiche tipo “è colpa dei preti”, “ma dove stanno i laici?” che riempiono le chiacchiere di una sera ma non il cuore di chi vuole incontrare il Signore.

Eravamo d’accordo anche su un altro punto essenziale: l’Azione cattolica in una parrocchia non corrisponde semplicemente ad una serie di cose da fare e di servizi da svolgere, ma ad uno stile, ad un modo di stare insieme, ad un modo di amare la Chiesa, ad un “essere” che richiama la santità possibile per ogni battezzato di qualsiasi estrazione sociale, culturale ed economica. Anche quando l’associazione è una piccola piantina o è in difficoltà, va sostenuta e non abbandonata, va sostenuta e non lasciata a se stessa o peggio ancora osteggiata. Perché l’associazione è fatta di persone, non di numeri, e ognuno che ci sta – bello o brutto che sia – è un dono di Dio da accudire, non un fastidio. Allo stesso tempo, per quelle associazioni che sono piante belle e rigogliose – e che fortuna averne e farne parte! -, l’obiettivo è non accontentarsi, sperimentare, mettersi in gioco, approfondire, esplorare nuove strade e linguaggi, spendersi ancora di più, narrare, raccontare, trasmettere alle nuove generazioni ciò che ci è stato consegnato sulla fede, sulla Chiesa, sull’Ac.

Infine eravamo d’accordo su un ultimo punto: c’è bisogno di laici formati, ma laici formati non crescono da soli, non spuntano dal nulla, non sono mai figli dell’improvvisazione. Dal nulla, è bene che ce lo ricordiamo, spunta l’erbaccia. Ci vuole invece pazienza, tempo, costanza, continuità, progettualità, respiro lungo. A volte si fanno un passo avanti e quattro indietro, ma non si demorde certo per questo. Si fa verifica, si aggiusta il tiro e si riparte. Far venire su laici di Ac, più in generale laici conciliari, è un gran bel lavoro e una bella fatica. Per i sacerdoti è una sfida affascinante: raccoglierla o non raccoglierla fa la differenza. Per i laici che già percorrono questa strada e hanno già fatto delle scelte importanti, dedicarsi ad un’opera così grande è un gesto di gratitudine e restituzione per quanto ricevuto. L’Ac è uno strumento, possiamo dire uno strumento privilegiato, per accettare la grande sfida della formazione di un laicato maturo e corresponsabile nella Chiesa e nel mondo. Per questo motivo, solo per questo motivo, dovrebbe essere ovunque, in ogni parrocchia. E noi possiamo solo essere felici di essere Ac in una diocesi che accoglie, custodisce e promuove questo dono senza riserve, con pazienza e fiducia. Chissà se un giorno ci riusciremo: l’Ac in ogni parrocchia. In fondo non siamo lontani…

Per finire: con fiducia, Chiesa e Ac di Nola, andiamo incontro ad una fase nuova della nostra storia! Consapevoli di essere eredi di una grande storia e di un bel presente di santità sacerdotale e laicale.

Buon anno a tutti,

Marco e don Alessandro

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