cracovia

Per noi è ancora Gmg…

Un rientro dopo aver vissuto giorni fantastici non è mai facile, ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Per un verso, il desiderio di tornare indietro, per l’altro la voglia di raccontare ogni emozione per contagiare quante più  persone delle sensazioni che ho provato io. Cosa sarà mai successo? Sono appena tornato dalla Giornata Mondiale della Gioventù con Papa Francesco. Io ero uno di quei due milioni di persone che affollavano le strade di Cracovia urlando a squarcia gola, saltando, cantando e ballando fino allo sfinimento. La GMG è stata un’esperienza unica, indimenticabile, incredibile. Tutto è iniziato tre anni fa, seguendo l’edizione di Rio. I media ne parlavano come un importante evento di portata planetaria, certo, ma a scuotermi dentro erano le immagini, i sorrisi, la gioia. Da qui la necessità e l’indomita voglia di partecipare, di esserci, di fare Chiesa.
Ed ecco l’opportunità. Imperdibile. Un viaggio in pullman da Nola a Cracovia, otto giorni fatti di momenti, di appuntamenti con l’altro. Così in circa quaranta, sotto le mani benedicenti di due angeli custodi, don Luigi e don Paolino e l’augurio del nostro  vescovo padre Beniamino, alle 8 di Domenica 24 luglio, a messa celebrata, siamo partiti. Nelle soste lungo la strada, l’aria di GMG cresceva e con essa, ad ogni km, cresceva l’euforia e l’entusiasmo di tutti. Dopo la prima giornata di viaggio, nonostante le diverse provenienze ed esperienze di vita, ci sentivamo già una sola voce che si muoveva e maturava nella gioia. Dal naturale muoversi, siamo giunti ad un muoverci dentro, uno smuoverci totalizzante. La prima notte insieme nella cittadella del Tarvisio, i primi incontri con altri gruppi di giovani, le prime condivisioni ci rendevano felicissimi e non sapevamo che era quasi nulla rispetto a ciò che il Signore aveva preparato per noi. Altra giornata di viaggio, altri incontri. Una sosta obbligata di circa 4 ore ci ha costretti in un autogrill alle porte di Cracovia e con noi una trentina di altri gruppi, il tempo di varcare la soglia del nostro pullman e la conoscenza era presto fatta, grazie anche al canto e alla tammorra. Insomma, la GMG aveva aperto le sue gioiose danze e noi eravamo ai primi passi di quella trascinante coreografia.
Nell’omelia del cardinale di Cracovia Stanisław Dziwisz, già segretario di Giovanni Paolo II, tre domande hanno tradotto in parole i volti esterrefatti di ciascuno davanti a quella enorme, colorata e festante visione d’insieme della messa d’apertura: “Da dove veniamo? Dove siamo oggi, in questo momento della nostra vita? Da questo momento, in quale direzione porremo il resto della nostra vita?” Il cardinale continuava la sua predica ma tanto era l’orecchio attento, quanto lo sguardo perso nella folla che ci circondava.
Tre catechesi ci hanno permesso di approfondire l’uomo, la GMG e noi stessi. Tre mattinate e tre luoghi diversi. La prima non era una catechesi, il silenzio di Auschwitz e Birkenau parlava tanto, non si trattava di un silenzio comune, quello delle frasi fatte, era un silenzio maturato nel tempo, un silenzio che abbiamo continuato a sentire anche nella confusione più totale e che continueremo a sentire dentro. Nella stessa mattinata ci è giunta la notizia  che Padre Jacques Hamel veniva sgozzato da fanatici islamici. Ancora silenzio. Durante la seconda catechesi abbiamo ascoltato Mons. Cipolla, vescovo di Padova, che  ci incoraggiava ad attraversare la porta Santa senza imbarazzo, così che la nostra vita sarebbe potuta diventare segno di misericordia. Con l’ultima catechesi abbiamo incontrato i conterranei. “Per chi sono io?” ci è stata sottoposta questa domanda e poi altre ne sono nate  in seguito, a cui abbiamo cercato  la soluzione più vicina a noi, ma Mons. Boccardo, che ci guidava nella meditazione, citando Rilke ci ha fermato: «Prima di correre a cercare risposte vivi bene le tue domande». Eravamo tutti campani e una tammorriata finale nel cuore della Polonia cambiò per un attimo il sapore di quella terra lontana e diversa dalla nostra.
 “Incendiate il nostro amato Paese, cari giovani” lo ha ripetuto due volte il cardinale Angelo Bagnasco al termine della messa celebrata alla basilica della Divina Misericordia. Eravamo in 100mila, in maggioranza italiani: “Cari amici – ha continuato – di fronte ai fatti e alle barbarie di questi ultimi giorni, voi siete una risposta permanente. Siete la risposta alla valanga di odio e Gesù Cristo è la soluzione a cui tutti si possono avvicinare. È la speranza per la nostra Europa, il nostro occidente, per il mondo. Non dimentichiamolo mai”.
Ancora non vi ho parlato delle grandi manifestazioni, dei due milioni di persone che lodano insieme il Signore, di papa Francesco. Sto cercando le parole giuste. Non è semplice. Papa Francesco arriva a Cracovia accolto da cori da stadio, in diretta, ha voluto salutare noi italiani proprio durante il festival, ascoltando  esperienze e incoraggiando tutti e ciascuno. Quella sera non volevamo tornare in hotel. Sapere papa Francesco lì con noi, ci aveva risollevato dalla stanchezza accumulata per traversare la porta Santa e per visitare l’effige più antica della Divina Misericordia, quella sera volevamo solo far festa.
Il desiderato incontro, di persona, con Papa Francesco è avvenuto il giorno seguente. Eravamo felici,  il nostro settore era molto vicino all’altare. Sapevamo anche di dover arrivare abbastanza presto per raggiungerlo prima che ad anello si chiudessero i varchi di accesso. Niech żyje Papież…” “Esta es la juventud del papa…” “Uno di noi, Francesco, uno di noi, uno di noi…” Il papa era proprio arrivato, le grida festanti coprivano la voce del coro, la posizione era ottima, lo vedevamo, mentre al microfono parlava in italiano, emozionato anche lui: “Le cose possono cambiare? – domanda retorica e il cuore si riempie di coraggio – …è triste incontrare giovani “pensionati” prima del tempo… – poi  il monito sui “venditori di fumo”, di illusioni, che ci rubano le energie e la gioia – …volete per la vostra vita quella “vertigine” alienante o volete sentire la forza che vi faccia sentire vivi e pieni? ”. Tutto si stava per compiere, da quel momento abbiamo vissuto un’unica grande giornata che si è conclusa nell’annuncio della prossima GMG. Essere lì non era un caso, iniziavamo a cambiare punto di vista, a guardare tutto da un’altra prospettiva, ci sentivamo sempre più attori protagonisti del disegno di Dio, fino a diventarlo davvero.
E poi la Via Crucis, spettacolare e toccante. Le dure parole sull’attualità, sulla povertà, sul male nel mondo pronunciate con la voce ferma e decisa del pastore, mantenendo il volto sorridente e rassicurante di un amico e gli occhi misericordiosi del Padre, non le dimenticheremo mai. Quella sera ci siamo uniti a numerosi giovani polacchi, sotto la pioggia, gli impermeabili colorati creavano spontanee coreografie durante balli improvvisati, molti di noi senza più voce. Tornare in hotel ogni sera era duro, i mezzi di trasporto attivi erano ben lontani dai luoghi delle celebrazioni, quindi, dopo vari km di cammino a piedi, talvolta immersi in un unico e indiviso flusso migratorio, raggiungevamo la stazione e con due cambi uscivamo dalla zona inaccessibile di Cracovia dove i nostri pullman ci attendevano per un’altra ora di viaggio. Eppure il sacrificio si tramutava in gioia nello stare insieme, la stanchezza del giorno trascorso era vinta dall’euforica attesa di vivere quello seguente, la gioia da metabolizzare e condividere superava il desidero di riposare le stanche membra, gli occhi si chiudevano negli spostamenti, ma più che riposare avevamo bisogno di realizzare ciò che avevamo vissuto e rendere ancora più breve il tempo che mancava al mattino successivo.
L’atteso sabato era giunto, in mattinata avevamo occupato già il nostro settore, l’altare distava da noi 3 km e non eravamo i più lontani. Dopo esserci stabiliti, allestendo anche delle zone d’ombra per il sole cocente e di protezione dall’umidità per la notte, abbiamo iniziato a perlustrare il campo, stringere rapporti con le ragazze e i ragazzi degli altri settori e aspettare i “coinquilini” del nostro. Inutile dire che abbiamo parlato con chiunque, giovani delle nazioni più lontane e impensabili della terra. I selfie scattati non si contavano, quasi quanto le volte che chiedevamo di ripetere o ripetevamo i nostri nomi per scriverci e restare in contatto tramite i social, abbiamo scambiato gadget e oggetti di ogni genere, bracciali, cappellini, finanche le immagini dei nostri santi patroni che avevamo nei portafogli, quando la conoscenza di una lingua in comune lo permetteva cercavamo di scambiarci esperienze, dicendo chi eravamo, perché eravamo lì e si finiva sempre per cantare e ballare insieme. Sacerdoti e religiose accompagnavano i gruppi e, come i nostri cari don, non si risparmiavano alcun sacrificio, non si risparmiavano alcuna danza lasciandosi coinvolgere e dando forza anche ai più timidi.
Nel pomeriggio i settori erano ormai tutti colmi, mancava solo il Papa, atteso con trepidazione da circa due milioni di giovani. E’ arrivato  alla fine, e attraverso i maxischermi, lo abbiamo visto sorridente più che mai, impressionato dalla folla che si trovava di fronte. I saluti, ancora i cori e le grida che giungevano in differita, iniziava la veglia, le testimonianze, la risposta del papa e quindi il grande invito a non trovare la felicità nel divano, ma essere sempre pronti, con le scarpette ben calzate ai piedi. Il  discorso di quella sera, per la portata emotiva, sociale e spirituale, si può considerare il testamento della GMG 2016 e andrebbe riportato integralmente. La “divano-felicità” / “kanapa-szczęście” è probabilmente la paralisi silenziosa che ci può rovinare di più, che può rovinare di più la gioventù… oggi parlo dei giovani addormentati, imbambolati, intontiti, mentre altri – forse i più vivi, ma non i più buoni – decidono il futuro per noi. Sicuramente, per molti è più facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati e intontiti… Voi, vi domando, domando a voi: volete essere giovani addormentati, imbambolati, intontiti? [No!] Volete che altri decidano il futuro per voi? [No!] Volete essere liberi? [Sì!] Volete essere svegli? [Sì!] Volete lottare per il vostro futuro? [Sì!] Non siete troppo convinti… Volete lottare per il vostro futuro? [Sì!]” L’emozione era forte, la carica trasmessa non si può spiegare in quattro righe, la voglia di cambiare noi stessi e, quindi, il mondo in quel momento ci ha portato a guardare lontano, ribaltando i progetti e i sogni che avevamo, aprendo in ogni situazione della nostra vita, nella famiglia, negli studi, nel lavoro, negli affetti, nella carriera nuovi orizzonti. La notte è passata a cantare, ballare e a fare tantissime nuove conoscenze, non era importante il fatto che non sapessimo parlare una stessa lingua perché riuscivamo a comprenderci ugualmente, la musica e il ballo ci permettevano di parlare la lingua del cuore comprendendoci senza problemi. In un mondo dove la gente costruisce in continuazione muri tra loro preferendo l’odio e il non dialogo, noi giovani siamo chiamati a costruire ponti che vadano oltre anche alle diverse etnie e culture, è lo stile di vita che deve cambiare totalmente.
Troppo presto è giunta l’alba, la musica a tutto volume e alcuni speaker ci hanno dato il buongiorno in tutte le lingue del mondo, il tempo di riporre i sacco a pelo, scambiarci i biscotti che eravamo riusciti a salvare senza sbriciolarli tutti ed eravamo pronti per partecipare alla messa. La celebrazione era davvero il sogno di Cristo nel giovedì santo, Egli aveva pensato ad una Chiesa Universale in comunione e noi in quel momento lo eravamo a tutti gli effetti. Dopo la celebrazione, l’annuncio di Panama come nuova destinazione della GMG, quindi, la gioia di tanti giovani d’oltreoceano e la perplessità di altri per la grande distanza che non  avrebbe permesso loro probabilmente di partecipare. Un’ultima copiosa benedizione del cielo ci fu donata con la pioggia durante gli oltre 25 km di cammino a piedi. Alla fine il rientro.

Voglio concludere con una frase dell’omelia, una frase del papa che ci permette di non vivere la GMG come un ricordo, ma come l’acquisizione di un nuovo stile di vita: “Ascoltiamo, infine, le parole di Gesù a Zaccheo, che sembrano dette apposta per noi oggi, per ognuno di noi: «Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». “Scendi subito, perché oggi devo fermarmi con te. Aprimi la porta del tuo cuore”. Gesù ti rivolge lo stesso invito: “Oggi devo fermarmi a casa tua”. La GMG, potremmo dire, comincia oggi e continua domani, a casa, perché è lì che Gesù vuole incontrarti d’ora in poi. Il Signore non vuole restare soltanto in questa bella città o nei ricordi cari, ma desidera venire a casa tua, abitare la tua vita di ogni giorno…” .   

Arrivederci a Panama.

Giuseppe Trinchese, Cimitile

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