All’altezza del loro cuore, all’altezza dei loro occhi…

Si è da poco concluso il convegno nazionale per gli educatori ACR, svoltosi a Roma, nei locali della Domus Pacis.

Un appuntamento che ha visti come partecipanti circa 400 educatori ACR provenienti da tutta Italia. Anche la diocesi di Nola è stata presente con me, Elena di Torre Annunziata e Mimmo di Marigliano.

“All’altezza del loro cuore. Con i piccoli: trasfigurare l’umanità e abitare la città” era il titolo di questa tre giorni (11-13 dicembre 2015) di formazione nazionale.

Poche parole che racchiudono tutto il senso della missione educativa che è anche sfida di vita per chi viene chiamato al servizio verso i piccoli e, più in generale, al servizio con e per le persone.

Molte sono state le provocazioni e soprattutto toccante è stato il filo rosso che ha tenuto uniti tutti gli interventi che si sono succeduti.

Cercherò di fare sintesi, per quanto mi sarà possibile, per dare la possibilità a ciascuno di poter vivere almeno un pezzetto dei doni ricevuti in questi giorni appena trascorsi.

Alcune domande:

– “All’altezza del loro cuore”… Ma come fa un educatore a capire qual è l’altezza del cuore di un bambino? Cosa può dare un educatore alla vita dei più piccoli? Come può trasmettere il messaggio evangelico? In che termini può procedere verso l’Iniziazione cristiana? Cosa vuol dire “educare alla vita e alla fede”?

Innanzitutto, l’educatore, ha bisogno sempre di partire da se stesso, dalla sua vita e da un incontro.

Per parlare di trasmissione valoriale (e questo vale per tutti coloro che si occupano di educazione, a partire dalla famiglia, nucleo primario di educazione e socializzazione, culla di crescita per il bambino, trampolino di lancio per la conoscenza del mondo) è necessario avere valori, ma soprattutto, aver incontrato Cristo nella propria vita… non una sola volta e basta; ma incontrarlo ogni giorno, qui ed ora, riconoscerlo nella quotidianità della vita vissuta, nei gesti fatti dalle persone incontrate. La prima missione per un educatore è quella di “essere” educatore prima che “fare, svolgere un servizio”. Essere educatore vuol dire essere uomo o donna di fede, che vive l’incontro con Cristo attraverso la preghiera, che ha l’anima infiammata dalla presenza di Cristo grazie all’ascolto che è in grado di vivere attraverso il silenzio del cuore e della mente.

L’educatore che si lascia infiammare l’anima dalla presenza di Cristo è colui che è in grado anche di riconoscere la presenza di Cristo nella vita dell’altro, puntando anzitutto sulla RELAZIONE.

L’educatore è chiamato all’INCONTRO CON L’ALTRO, riconoscendo in esso un dono di Dio.

In particolar modo l’educatore ACR è chiamato ad entrare in relazione con i piccoli, riconoscendo in ciascuno di loro la propria unicità. L’educatore conosce per nome i bambini e i ragazzi che gli sono stati affidati e per ciascuno sa PORSI IN ASCOLTO. L’educatore racconta la sua vita e ascolta quella dell’altro, riconoscendo in essa il mistero della presenza dell’umanità di Dio. Si tratta di un ascolto che sa dire “ti voglio bene” attraverso l’incontro di sguardi: per poter essere all’altezza del cuore dei bambini è infatti necessario porsi all’altezza dei loro occhi. E’ nei loro occhi che è possibile scorgere le ansie, le paure, le gioie, le emozioni; e solo in questo modo l’educatore può essere capace di lasciarsi commuovere, cioè muovere con i bambini, facendosi a sua volta compagno di strada (non sporadicamente, ma tutti i giorni) di chi, più piccolo di lui, è alla ricerca della costruzione di un’umanità piena e vera alla luce della fede in Cristo.

E parlare di umanità piena, quindi globale, vuol dire che l’educatore è capace di entrare nella vita dei piccoli toccando ogni ambito della vita vissuta per renderli persone coscienti di sé e con senso critico verso gli atteggiamenti da assumere, accompagnandoli nella maturazione di:

amore per la verità,

amore verso il bene e la giustizia (e quindi promuovendo percorsi che mirino alla consapevolezza di beni comuni che devono essere rispettati perché frutto della creazione di Dio, come ci “educa” Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, o promuovendo percorsi che puntano allo sviluppo di una cittadinanza attiva e di impegno politico come attenzione alle “cose della propria città o del proprio paese”),

esistenza volentieri, ovvero la possibilità di riconoscere la propria vita come unica e quindi il desiderio di vivere ogni giorno della propria vita intensamente e profondamente, come se fosse il primo e l’ultimo da vivere, lodando e ringraziando per i doni ricevuti quotidianamente,

lavoro ben fatto, che implica un impegno costante nelle piccole mansioni alle quali quotidianamente sono chiamati .. che vuol dire, in termini concreti “mi impegno ad essere un buon figlio, un bravo fratello, un diligente alunno”.

Per poter educare e accompagnare è necessario essere persone che:

– pregano e rendono lode per i doni ricevuti ogni giorno, in particolare per il dono dei ragazzi con i quali si fa Chiesa,

– operano nello stile della corresponsabilità che comporta vivere la missione educativa non come un’attività tra le altre ma come uno stile che presuppone un senso di responsabilità verso se stessi e verso la propria vita, anzitutto, prima che verso quella degli altri. Una coerenza e una “non improvvisazione” del servizio. Quindi corresponsabilità significa vivere responsabilmente la chiamata educativa con impegno, costanza e coerenza. Non ci possono essere educatori improvvisati, ma per poter essere all’altezza del cuore dei ragazzi, cioè all’altezza dei loro desideri, è necessario adottare uno stile sinodale di chi sceglie di camminare insieme agli altri educatori e quindi capace di pensare insieme, ragionare insieme, decidere insieme;

– pensano e amano come Cristo. I ragazzi esigono uomini e donne che li sappiano amare perché vivono ogni giorno l’amore e il perdono di un padre misericordioso che ama Lui per primo, che siano sinceri, veri, capaci di trasmettere fiducia e speranza perché aperti al mistero di Cristo che entra nella propria vita.

Con queste sfide, a pochi giorni dall’adesione, e in corrispondenza dell’inizio dell’anno giubilare, vi auguro di vivere il servizio educativo come stile che vi porti ad essere sempre più conformi a Cristo, lasciandolo entrare nel silenzio del vostro cuore, facendovi infiammare l’anima per poter essere in grado di infiammare altre anime che incontrate ogni giorno nel vostro cammino e riconoscendo nei ragazzi che vi sono affidati, un dono della grazia di Dio che arricchisce la vostra stessa vita, ma allo stesso tempo esige di essere amato e custodito con cura.

Buon cammino associativo da giovani e adulti di AC che scelgono di impegnarsi per il servizio dei piccoli accettando la sfida quotidiana di porsi all’altezza dei loro occhi e del loro cuore.

Mena Beneduce

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