Un giorno buono per…

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Quest’anno, in qualità di membro d’équipe del Movimento Studenti diocesano, mi è stato chiesto di partecipare al campo nazionale tenutosi a Fognano di Brisighella(Ravenna) i primi di agosto: ”È un giorno buono per #rimanere, #andare e #gioire”. Ero dunque accompagnata da quella carica emozionale tipica di chi affronta un’esperienza del tutto nuova per la prima volta e carica di energie intraprendo il viaggio con i compagni, giustamente stanchi, reduci dal campo unitario. Da qualche anno, infatti, il campo nazionale MSAC si svolge parallelamente al campo nazionale del settore giovani. I 5 giorni di attività sono stati incentrati su tre verbi: rimanere, andare e gioire.

#Rimanere – Questo verbo è carico di significato e tramite la lectio guidata da mons. Mansueto Bianchi ogni ragazzo si è interrogato sulla propria vita spiritale, sul modo in cui Cristo è presente nel nostro agire quotidiano. Essere studenti, ma soprattutto essere studenti di Azione Cattolica, deve spingerci a saper ritagliare del tempo ogni giorno, anche 5 minuti, per la preghiera e la meditazione personale. Inoltre, è stato possibile leggere l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” e il discorso tenuto da Papa Francesco il 10 maggio, in occasione dell’evento “La Chiesa per la scuola”. In questo modo, abbiamo avuto l’occasione di riflettere sullo “studente tipo” nella Chiesa di Papa Francesco e di confrontarci con don Michele Falabretti, responsabile nazionale del Servizio di Pastorale Giovanile.

Da questi confronti abbiamo compreso quanto sia importante coltivare la dimensione spirituale in maniera autonoma, affinché la fede riesca a guidare le nostre azioni. Il msacchino deve riuscire ad agire al di là delle proprie imperfezioni di studente, di ragazzo. L’imperfezione non deve essere una scusa.

#Andare – Questo verbo indica la missionarietà a cui siamo chiamati noi studenti ogni giorno, dentro e fuori le mura scolastiche. Abbiamo approfondito questo tema tramite l’ascolto delle testimonianze di chi lavora al servizio degli ultimi: Gilberto Borghi, docente di religione e formatore per la cooperativa Kaleidos, Maddalena Guazzolini, volontaria della Caritas di Faenza; Luca Micelli, co-fondatore del centro didattico culturale I CARE.

Una delle riflessioni emerse e che mi ha colpito maggiormente è quella sul voler individuare a tutti i costi il “prossimo”, cadendo nell’errore di etichettare i poveri o i senzatetto, di confondere il servizio con l’assistenzialismo. Fare servizio significa, innanzitutto, mettere in discussione se stessi, la propria identità.

Successivamente sono stati aperti dei cantieri di progettazione per comprendere come si organizzano attività integrative all’interno della scuola e in questo siamo stati aiutati da Elisa D’Arrigo, esperta in progettazione sociale.

#Gioire – Bisogna gioire della scuola, guardare ad essa con atteggiamento fiducioso, ma anche carichi di speranza e creatività. Gioire, però, ha un significato più profondo. In quanto studenti, il nostro compito è quello di restare sempre aggiornati sul mondo della scuola, di affrontare le difficoltà di cui è disseminato senza perdere la speranza di poter cambiare qualcosa facendo sentire la nostra voce. Molto utile è stata la testimonianza di Agatino Lanzafame. Con le sue parole ha chiarito il ruolo del referente legislativo, già da tempo caduto nel dimenticatoio.

Abbiamo affrontato laboratori incentrati su temi caldi del mondo scolastico quali: orientamento, organi collegiali, didattica, valutazione e test. Abbiamo cercato di fare fronte comune, in qualità di Movimento, dinanzi a queste problematiche. Nel pomeriggio, abbiamo ricevuto anche la visita del presidente di AC, Matteo Truffelli.

Sono stati giorni indimenticabili, vissuti in compagnia di persone davvero speciali. L’esperienza che ho avuto la fortuna di vivere al campo nazionale mi ha aiutato a crescere individualmente, a livello spirituale ma soprattutto a livello umano.  Spesso, durante la mia esperienza di MSAC, ho avuto l’impressione di combattere contro i mulini a vento, ma soprattutto di farlo da sola. A Fognano, invece, ho capito che non si è mai soli all’interno del Movimento. In ogni punto dell’Italia c’è una persona pronta a donare il proprio tempo al prossimo.

Teresa Nocerino

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