Siamo andati davvero verso l'Alto

Venerdì pomeriggio una cinquantina di giovani erano a piazza D’Armi (Nola) ad attendere un pullman.  Quel pullman li avrebbe condotti circa nove ore dopo a Torre di Ruggiero, un luogo che ad uno sguardo poco attento potrebbe sembrare scordato da Dio e dagli uomini, ma che invece è chiaramente baciato dalla Grazia e luogo di preghiera per molti pellegrini silenziosi, nonchè luogo di riposo e frescura per i contadini del presente e del passato.
Il viaggio di andata è stato lungo e faticoso, non solo per la lunghezza del percorso, le curve, il sonno, ma anche perchè ciascuno di noi, in quelle ore, ha avuto modo di ripensare alla propria settimana, ai propri impegni interrotti, alle proprie aspettative e ai propri desideri per il week-end che andava a vivere.
Prima di arrivare a destinazione abbiamo fatto tappa a Castiglione Cosentino dove abbiamo cenato presso “La casa sulla Roccia”. Lì ad accoglierci c’erano gli amici dell’Ac di Cosenza e la famiglia che abita la casa. Di questa famiglia abbiamo avuto modo di conoscere la mamma, che ci ha parlato del meraviglioso progetto portato avanti insieme al marito. Il loro matrimonio è stato fecondo, non solo perchè da esso è scaturita la nascita di due bambini: la famiglia della casa sulla Roccia infatti ha fortemente desiderato e creato un “luogo” in cui le coppie e le famiglie possono sostare, riflettere sulla propria chiamata al matrimonio, ritrovare il senso della loro scelta, condividere un tratto di strada con altre coppie e famiglie sperimentando la comunione e la fraternità, ritirarsi in un luogo appartato e ripartire da Cristo.
La bellezza di questo esempio, insieme ad una gioiosa cena (ringraziamo ancora gli amici dell’Ac cosentina!), ci hanno ridato la carica per ripartire ed arrivare finalmente a Torre di Ruggiero.
Dopo una notte piuttosto fredda nella casa del Pellegrino del Santuario S.Maria delle Grazie, siamo pronti per la nostra avventura.
Raggiungiamo la bellissima Serra san Bruno per poi percorrere il sentiero Frassati: 18 Km di “miracolo” della natura. Avevamo dietro con noi un poncho per la pioggia, delle scarpette adatte, uno zaino con acqua e panini. Ma in realtà avevamo con noi molto di più. Nel silenzio della montagna, oltre ad ammirare le meraviglie del creato, ciascuno di noi è stato per qualche ora a contatto esclusivamente con se stesso: con i propri desideri, con i propri limiti fisici, con la stanchezza, con i dolori alle gambe, con i dubbi e le incertezze. La vista dell’immenso, il rumore dei ruscelli e delle cascate, il profumo di menta, di legno bagnato… hanno accompagnato il nostro camminare, il nostro pregare, il nostro confrontarci e sostenerci. Tra quelle montagne, la messa celebrata da Don Luca, ha avuto un sapore nuovo. Abbiamo accettato come grazia anche il freddo, anche la fame e la mancanza di sole: era troppo importante ringraziare Cristo per tutto quello che stavamo ricevendo e sperimentare ancora una volta quello scambio sacramentale che si realizza nell’Eucarestia.
Di ritorno da Serra San Bruno avvertivo chiaramente di essere più ricca. Ricca dei racconti dei miei compagni che ho avuto modo di conoscere e volere bene ancora di più. Ricca dei confronti, dei discorsi, perchè oltre al chiacchiericcio e allo scherzo c’è stato il tempo anche di parlare di tanto in tanto di problemi personali, dubbi, pensieri.
La sera, al ritorno, non abbiamo badato al freddo delle stanze della casa del pellegrino, nè all’esiguo numero di bagni. Era bello stare insieme e basta.
Il giorno dopo, la domenica, poteva essere il giorno del ritorno, il giorno dell “ok, il meglio o peggio è passato!”. Invece, la domenica si è rivelata il giorno in cui tutto è sembrato più chiaro. La visita alla certosa di san Bruno, la conoscenza della vita dei Certosini e poi il racconto della simpatica suora sulla storia di Santa Maria delle Grazie e della sua acqua miracolosa. Abbiamo compreso che quei luoghi erano veramente dei luoghi baciati dalla Grazia, e che gli abitanti del posto si accontentavano di vivere esclusivamente di quella grazia. Ed ecco quindi il valore del silenzio, della rinuncia, della fatica. Ad un tratto quell’esperienza di trekking si inserisce all’interno di un’esperienza più grande, più importante.
Abbiamo sperimentato il valore delle parole, il peso delle parole. Quante volte parliamo troppo, parliamo in maniera ingiustificata, sproporzionata… e quante volte provochiamo danni a noi stessi e agli altri proprio per aver ecceduto nel parlare! Abbiamo sperimentato che è molto meglio usare le parole per dare forza ad un fratello anzichè per lamentarsi della fatica del cammino. Abbiamo sperimentato la solitudine, il silenzio, la comunione sincera che può esistere oltre le parole… che può esistere esclusivamente nella “presenza”, presenza che si fa dono di vita per l’altro. Abbiamo sperimentato che per essere felici e guardare a Cristo è necessario voltare le spalle ai nostri sepolcri. Che è necessario “assaporare” Cristo, per poter dire di averlo scelto, perchè la nostra scelta non può limitarsi a sentir parlare di Cristo, a parlare di Cristo, ad emularne l’esempio e basta… è necessario assaggiare, asssaporare. Ciò che non dimenticherò di questo week-end sono gli abbracci, gli sguardi di chi ha saputo andare oltre le parole per scorgere i miei momenti di tristezza e quelli di gioia, la disponibilità di chi si è fermato con me, ha parlato con me, mi ha ascoltato e consigliato. E non dimenticherò le mani tese, tese da chi era lì, dietro a noi, davanti a noi, affianco a noi ad aiutarci a superare i sentieri più duri. Amici, ogni volta che vi sentirete stanchi, non dimenticate di ripetere a voi stessi: “Coraggio, manca solo un’ora. Abbiamo davanti solo un’altra salita e poi è tutta discesa!”

Gena Rossi

guarda le foto della cena con gli amici di Cosenza

guarda le foto del trekking

1 Commento

  1. Grande gemella! Complimenti per l’articolo, davvero bello e emozionante. Rileggendolo mi hai fatto rivivere il meglio di questa esperienza davvero speciale.
    Un abbraccio!

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