il "nostro" campo unitario

Ragazzi dell’Acr, Giovanissimi, Giovani ed Adulti… Il bello del campo unitario sta nella comunione e nel confronto che si crea tra tutte le componenti dell’Ac: dai più piccoli ai più grandi! Per questo motivo abbiamo chiesto a tre persone di raccontarci il loro campo, dal punto di vista di un issimo, di un giovane e di un adulto!

1. nome, cognome, settore, parrocchia!

Maddalena Napolitano, Giovanissimi,  Parrocchia Immacolata Saviano

Giovanni Gargiulo, giovane, parrocchia San Francesco D’Assisi – Sant’Anastasia

Carmela Coppola  settore Adulti   Parrocchia San Pietro Apostolo di Scafati

2. Un quotidiano ha lanciato come “gioco” per l’estate la sfida di riassumere i romanzi con pochi vocaboli. Ti chiediamo, perciò, di descrivere il campo unitario con solo sei parole

Maddalena: Un’esperienza che ti rende migliore

Giovanni: Bello, Divertente, Accogliente, Eucarestico, Responsabile, Familiare.

Carmela:  Intenso, interessante, elevato, profondo, qualitativo, ordinato.

3. Qual è il momento che ti ha colpito di più?

Maddalena: Il momento che mi ha colpito maggiormente è stato, senza dubbio, l’arrivo del nostro Vescovo Padre Beniamino che con le sue parole ci ha colpito a tal punto da farci sentire tutti uniti, tutti d’un pezzo! Nonostante ciò, sono stati fondamentali i momenti di condivisione che ci hanno accompagnato durante questo cammino.

Giovanni: Mi ha colpito in particolar modo l’immagine del nostro vescovo Beniamino che, durante il pranzo condiviso con tutti, era visibilmente sorridente di stare lì in mezzo a noi, di ascoltare le nostre parole, i nostri applausi e i nostri auguri all’ennesimo compleanno che ha caratterizzato il nostro campo.
Sono quindi rimasto colpito dal quel volto gioioso e vero da cui traspariva chiaramente il senso del suo stare lì, che non era uno stare di facciata o perché “così si doveva fare”, ma semplicemente un suo profondo desiderio, il desiderio di voler partecipare ad un importante momento di crescita della famiglia di ac, proprio come fa un padre con i propri figli

Carmela: Tutto il campo è stato bello, ma se proprio devo scegliere, ci sono due momenti in particolare che mi hanno colpito: l’incontro col Vescovo del 1 Agosto e il laboratorio sulle testimonianze (collegamento telefonico con la suora di clausura di Otranto, Lina Boccia che ha parlato di Nunzia Prisco e Nello Di Lallo ).

4. Cosa il campo ti ha permesso di scoprire su di te…

Maddalena: Questi giorni trascorsi al campo scuola sono stati formativi poichè hanno evidenziato alcuni aspetti della mia vita quotidiana che prima pensavo fossero seminesistenti. Grazie a queste preziose nozioni ho compreso e modificato la mia monotonia rendendola sempre più idonea al percorso spirituale che ho appreso.

Giovanni: Ho capito che ricoprire un ruolo da responsabile ti regala davvero grandi gioie, ma comporta anche delle rinunce e a volte qualche amarezza inaspettata. Il tutto però concorre sempre alla realizzazione di grandi mete sia per chi dobbiamo aver cura sia personali. Ovvero se è pur vero che come cristiani bisogna essere disposti a donarsi all’altro e a mettersi sempre in gioco per l’altro, a volte perdendoci, alla fine tracciando un bilancio della nostra vita il Signore non ci toglie nulla, ma anzi ci da sempre più di quello che gli chiediamo.

Carmela: Più che scoperto, ho rivalutato la tanta bontà che il Signore ha su di me e l’abbondanza di grazie che Egli mi concede.

5. Cosa il campo ti ha permesso di scoprire sull’Eucaristia…

Maddalena: Il percorso intrapreso in questo campo unitario mi ha fatto scoprire quanto sia profondo il significato dell’eucaristia, mi ha fatto capire a fondo il significato della transustanziazione, inoltre mi ha aiutata a non compiere molte delle azione, durante la celbrazione eucaristica, in modo meccanico com’ero solita fare.

Giovanni: Ho scoperto il vero significato di quel patto rinnovato tra Dio e l’uomo, la cosiddetta “nuova alleanza”, da me interpretata fin a quel momento in maniera molto frivola e insensata come se fosse un patto bellico tra due eserciti per la sopravvivenza della specie (cosa che poteva apparire nel vecchio testamento quando si parla del Dio vendicatore). Ho capito invece quanto grande e misericordioso sia stato il gesto di Dio che ha voluto sacrificare la vita di suo figlio per la nostra salvezza: un gesto di incommensurabile amore di un Dio misericordioso e non certo vendicatore, un’alleanza sinonimo di amore e non di guerra.

Carmela: Sull’Eucarestia ho riflettuto molto sul fatto che non la si comprende se non la inseriamo nella grande storia della Salvezza: L’Alleanza tra Dio e l’uomo fatta perché Dio si è sempre preoccupato di ogni uomo. Con Essa riceviamo il DNA di Dio, per cui diventiamo uomini capaci di amare con lo stesso amore di Dio, col Suo stesso stile. Questo è davvero fantastico! Il Vescovo ha definito l’Eucarestia una BOMBA ATOMICA di Amore, l’Amore del Dio Trinitario. Allora questa bomba atomica deve esplodere altrimenti tale amore rimane sterile e fine a se stesso.

6. Cosa il campo ti ha permesso di scoprire sull’Ac…

Maddalena: Nel corso di questo campo molteplici sono state le esperienze condotte, esperienze forti e significative che sicuramente ci hanno fatto capire l’essenza dell’ A.C. Associazione che è fondamentale per avvicinarci al Signore e comprendere l’importanza dello stare insieme.

Giovanni: Con l’immagine viva appena descritta del nostro vescovo-padre tra tutti noi-figli, posso dire che ho ancora una volta ritrovato sempre più forte quel senso di appartenenza ad una grande famiglia: una famiglia che mi sostiene, che mi accoglie, che mi fa gioire, che mi ascolta, che non mi fa mai sentire solo. Ho ritrovato una famiglia dove tutti quanti, di tutte le età, hanno condiviso, giocato, scherzato, ballato ecc… Era come se ci conoscessimo da sempre, anche se non era così, perché tutti uniti dall’unico grande amore di Dio, come dire… eravamo davvero tutti d’un pezzo!

Carmela: In realtà il campo mi ha dato solo conferme: l’AC mi aiuta a vivere la fede e amare la vita. L’AC mi fa capire come l’incontro con Dio e la buona notizia del Vangelo cambiano ogni giorno la nostra esistenza. Mi aiuta ad avere una fede sempre più incarnata che mi permette di contagiare ogni persona, trasmettendo e scegliendo in prima persona nuove forme di impegno per cambiare e migliorare il nostro tempo.

7. Ultima domanda: perchè aderire all’Ac?

Maddalena: Penso che i motivi per cui valga la pena far parte dell’ a.C. siano innumerevoli. Innanzitutto l’ azione cattolica non è solo pregare come pensano in tanti, bensì l’azione cattolica è imparare a pregare, è condivisione, è imparare  a confrontarsi, è diventare grandi insieme, è quell’essere tutti d’un pezzo, che si può concretizzare solo prendendo parte attivamente a questo magnifico cammino insieme

Giovanni: Perchè è accogliente. Perché è libera. Perché è vera. Perché è una seconda famiglia. Perché ho conosciuto grandi uomini/donne. Perché è stata fondamentale per la mia crescita come cittadino e come credente. Perché dà un senso alla mia vita.

Carmela: Aderire all’AC perché la nostra associazione è una realtà di cristiani che lavorano insieme nel nome del Signore, per rispondere liberamente alla vocazione del Battesimo e costruire rapporti umani migliori. Perché l’AC ci dà una dimensione spirituale ed ecclesiale che non si potrebbe avere senza passare attraverso questa esperienza; all’interno dell’AC si impara ad amare la Chiesa, a partire dalla sua dimensione parrocchiale, per poi guardare oltre, alla sua dimensione diocesana ed Universale. Si impara a incontrare Cristo nei fratelli, collaborando con i Sacerdoti e gli altri fedeli laici; L’adesione significa che non ci accontentiamo solo di rapporti virtuali, ma con i nostri amici viviamo,preghiamo, condividiamo gioie e dolori, scriviamo un mondo di relazioni vere, belle e importanti. L’AZIONE CATTOLICA è davvero una RISORSA, che non dobbiamo assolutamente perdere.

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