Il messaggio di Padre Beniamino in occasione della chiusura dell'anno sacerdotale in cui il nostro Vescovo ha ricordato quale grande dono sia questo ministero e quanto e come possa essere importante, addirittura decisiva, la nostra testimonianza per gli uomini e le donne che ci circondano

Ci riconoscono da quanto doniamo, ci riconoscono da come doniamo…

Carissimi amici e confratelli,

al termine dell’Anno sacerdotale indetto sapientemente da papa Benedetto XVI, possiamo esclamare a viva voce: quale dono è per noi il ministero del sacerdozio! Quanti e quali benefici spirituali, quale grande privilegio nel cibarci ogni giorno della Parola e del Corpo del Signore della vita! Quale gioia nella progressiva consapevolezza che Gesù Cristo accompagna ogni nostro passo, incerto o profetico che sia, senza stancarsi delle nostre infedeltà, sostenendo i momenti di desolazione e solitudine, tendendo la mano nel fallimento, sorridendo e condividendo pienamente le prove superate e i piccoli successi.

In quest’anno straordinario, inoltre, abbiamo potuto verificare quanto e come possa essere importante, addirittura decisiva, la nostra testimonianza per gli uomini e le donne che ci circondano. Il sacerdozio, dono immenso per la nostra vita, assume pienamente senso quando diviene dono grande per la vita dei nostri fratelli. La vita di ogni giorno ci dimostra che in tanti guardano a noi, chiedendo parole buone e vere, una condotta coerente, ma soprattutto gesti concreti di gratuità, sobrietà, solidarietà.

Un anno così bello, dunque, non può concludersi senza assumere un piccolo impegno concreto. Ed è ciò che in questa lettera vi propongo, confortato anche dal parere positivo del Consiglio presbiterale. Per dare corpo all’ideale della gratuità che in Cristo Signore ci anima, per essere realmente solidali con le difficoltà economiche delle famiglie, per mostrare in pienezza il volto di una Chiesa che serve, vi chiedo di comunicare espressamente a tutti i fedeli che nelle nostre parrocchie le offerte per la celebrazione dei sacramenti, e per le relative pratiche burocratiche, non sono né obbligatorie né vincolanti.

Nel corso di questi anni, carissimi confratelli, molto è cambiato nel senso religioso delle persone. Ciò che prima era scontato non lo è più. Nella pratica religiosa a volte si uniscono senza chiarezza tradizione, prassi, scetticismi e convinzioni autentiche. Compito dei presbiteri è una nuova educazione delle coscienze al senso autentico dei sacramenti, nonché al significato profondo del sostegno economico alla comunità. Piuttosto che porre barriere e condizioni, dobbiamo invece considerare i sacramenti e la relativa preparazione come una grande e ordinaria opportunità di evangelizzazione e di ripartenza dei cammini di fede.

Nel chiedervi di rinunciare senza ambiguità ad offerte obbligatorie e vincolati (ma ha senso chiamare “offerta” qualcosa che vincola?) per la somministrazione dei sacramenti, parimenti mi rendo conto che il sostegno della comunità alle spese e alle opere della parrocchia è indispensabile. Possiamo dire che la generosità delle comunità è l’espressione attuale dell’instancabile lavorìo della Provvidenza. Da questa innegabile esigenza, amici, emerge l’urgenza di dar vita, in tutte le comunità, al Consiglio degli affari economici. Il Consiglio è composto dal parroco insieme a laici competenti, di intenso spessore spirituale e di forte senso ecclesiale. Il suo compito è ampio e importante: dar evidenza pubblica e trasparente, senza alcuna omissione, delle spese che la parrocchia deve sostenere, aiutare umilmente e in comunione il parroco nella corretta gestione delle entrate e delle uscite, finalizzare le offerte e le raccolte a specifici e documentabili progetti pastorali e missionari (iniziative ordinarie e straordinarie per minori, per giovani, per famiglie, culturali, sociali, caritatevoli, offerte e donazioni all’estero, investimenti in formazione, spese infrastrutturali, ristrutturazioni…), sostenere collette mirate previste dalla Chiesa diocesana, dalla Cei e dalla Chiesa universale.

La prospettiva dalla quale le persone guardano alla Chiesa è cambiata, e non è priva di sospetti. Abbiamo il compito di riproporre ad ogni uomo l’essenza del popolo di Dio: comunità in cammino animata dal desiderio di servire il prossimo, senza nulla a pretendere. Sono certo che, quando gli oneri per la gestione della vita parrocchiale sono ben chiari, quando la comunità da vita ad iniziative belle che necessitano del sostegno di tutti, nessuno si tirerà indietro nell’offrire quanto può e quanto vuole.

In poche parole: le offerte per i sacramenti siano libere, proposte con discrezione, tatto e gentilezza, mostrando quella signorilità e nobiltà d’animo che a mio avviso è tratto essenziale e profetico del sacerdote del terzo millennio. Per signorilità intendo quella capacità di porsi e proporsi all’altro senza mai dare la sensazione di pretendere, volere a tutti i costi, addirittura costringere o, peggio, vendere qualcosa. Il presbitero sa porre la sua vita nelle mani del Signore, sa affidarsi, e per questo motivo sa mantenere una distanza spirituale dal bisogno materiale. Che nessun uomo, e nessuna donna, escano dalle nostre chiese con la sensazione di aver comprato un beneficio che il Signore elargisce secondo la ricchezza del Suo cuore. I presbiteri accolgano con gioia e gratitudine doni sinceri e liberi, ma sappiano sorridere anche di fronte alla mano chiusa, certi che Dio Padre non farà mancare il proprio sostegno.

Permettetemi un’ultima insistenza: in questo momento di grave crisi economica, in cui le famiglie sperimentano il peso di spese anche infinitamente piccole, la Chiesa deve condividere fino in fondo l’ansia e la preoccupazione del futuro, e deve farlo con gesti concreti, come questo che vi sto proponendo. Liberandoci dalla contraddizione delle “offerte obbligatorie”, dimostriamo non in superficie, ma in profondità, di porre il significato del sacramento innanzi a ogni cosa, e il rispetto della libertà della persona ogni oltre desueta “regola”.

Tra i doni che sperimentiamo nel ministero sacerdotale, il più grande è proprio quello di celebrare i sacramenti nel nome del Signore Gesù Cristo. Crediamo fortemente che l’azione dello Spirito può convertire i cuori di chi riceve il suo Sigillo, e che il ritorno nel popolo di Dio di una persona è l’unica, grande ricompensa che colma di gioia il cuore del presbitero. A guidarci in questo rinnovato stile di servizio siano le parole di Gesù riportate dall’evangelista Matteo: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Una gratuità di cui fu profeta instancabile san Paolo, che con chiarezza scrisse ai Corinzi: “Quale è dunque la mia ricompensa? Quella di predicare gratuitamente il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo”.

Con affetto e infinita stima,

padre Beniamino

Nola, 21 giugno 2010

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