«Educare viene dal cuore. Far crescere e maturare una persona, nella fede e nella vita, non è il frutto di metodi e strategie, ma passa per il dono generoso di se stessi» Sono le parole che il nostro presidente Franco Miano ha usato per introdurre i lavori del Convegno delle Presidenza Diocesane che si è svolto lo scorso week-end a Roma e cha ha visto presente anche la presidenza della nostra Ac diocesana.

Chi ama educa

«Educare viene dal cuore. Far crescere e maturare una persona, nella fede e nella vita, non è il frutto di metodi e strategie, ma passa per il dono generoso di se stessi» Sono le parole che il nostro presidente Franco Miano ha usato per introdurre i lavori del Convegno delle Presidenza Diocesane che si è svolto lo scorso week-end a Roma e cha ha visto presente anche la presidenza della nostra Ac diocesana.
Tema del convegno il concetto di educazione, scelto per rispondere alle domande che il presente pone, quella crisi educativa che diventa sempre più dilagante nella società, ad ognuno di noi in quanto persone, prima, e soci, poi. E anche per dire alla Chiesa (gli orientamenti pastorali per il prossimo decennio dovrebbero, infatti, riguardare proprio l’educazione) che noi ci siamo, che siamo pronti, a mettere al servizio di tutti la nostra storia ed il nostro presente che mettono al centro una cura educativa delle persone nella su integralità: non a pezzi, a scompartimenti stagni perché, come ha sottolineato con forza sempre il presidente Miano, la crisi educativa nasce proprio da una crisi antropologica che vede la vita delle persone suddivise in tanti piccoli pezzi separati.
Il convegno si è aperto con la relazione Alberto Monticone, Presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto

per la storia dell’Azione Cattolica e del Movimento Cattolico in Italia “Paolo VI”, che ha messo in luce due filoni paralleli: la paziente costruzione, nelle varie fasi storiche, del tessuto civile del Paese, e l’ordinaria opera formativa svolta dall’Ac nel cuore della Chiesa, nelle parrocchie e nelle diocesi, proprio per rimarcare quanto il concetto di educazione sia sempre stato a cuore e il fondamento della nostra Associazione.

Il sabato è stato introdotto dalla relazione di Miano che ha sottolineato come sia nostra compito rispondere, o tentare di farlo, alla domanda che il Signore fa all’uomo in questo tempo. Dall’emergenza educativa, infatti, emerge la centralità della coscienza personale e che la formazione è quel processo che permette che in essa risplenda con pienezza quel Volto che è già presente (E-ducare, infatti, significa “condurre fuori”). E mettere al centro la persone e la sua coscienza significa, anche, continuare a rispondere, come l’Ac fa da sempre, alle domande che il Signore rivolge anche a ciascuno di noi nello specifico, perché è solo da un corretto discernimento vocazionale che possono discendere le responsabilità.. Ma mettere al centro la persona e la sua coscienza ha anche un’altra forte implicazione: significa impegnarsi ad educare a comprendere che la vita è un dono, educare a cogliere la presenza di Dio e che la vera libertà è relazione, significa accogliere la vita e saperla ridonare agli altri. Ecco, allora, la necessità di persone nuove, ma nuove solo perché hanno rinnovato la loro scelta educativa dopo averci riflettuto, dopo aver riscoperto con forza la bellezza del servizio educativo.
Successivamente Mons.Giudici, Vescovo di Pavia, ha legato sapientemente i concetti di fede e vita con quelli dell’educazione, rimarcando come compito dell’educatori sia quello di proporre e far arrivare le persone a quell’ideale (che poi è concreto) di umanità che è Gesù, continuando così il lavoro di Dio che da sempre è stato educatore del suo popolo. E proprio per questo motivo non esiste miglio manuale per un educatore che non sia la Bibbia.
E’ stata poi la volta di Savagnone, Direttore del Centro diocesano per la pastorale della cultura di Palermo che, oltre a ricordare come l’emergenza educativa attualmente non sia tanto dei giovani, quanto degli adulti che, spesso confondendo il concetto di amore con quello di iperprottetivismo, hanno smesso di essere educatori, ha ricordato come un’educazione efficace passi per la cura dell’essere da (e quindi recuperando il concetto di paternità e di storia che implica un senso di gratitudine), dell’essere con (viviamo in un momento in cui siamo una massa fatta da singoli individui e non più comunità di persone in relazione tra loro) e, soprattutto, dell’essere per: oggi si vive una vita fatta di attimi che si susseguono e che, in quanto attimi, non hanno una direzione precisa e la vita non può e non deve essere un vagabondare senza meta in preda alle emozioni e ai desideri del momento.Nella mattinata di domenica padre Gargano Gargano, monaco camaldolese Priore del monastero di S. Gregorio al Celio, ha ricondotto il discorso dell’educazione e del servizio educativo alla sua radice attraverso una lectio sul cap.21 di Giovanni: i discepoli, pensando di riuscire a far tutto da soli, escono per pescare, ma non ne ricavano nulla, sarà solo l’intervento di Gesù e il loro affidarsi a Lui che farà sì che la pesca sia abbondante.


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