Scuola, garantire a tutti il diritto allo studio

28 ottobre 2008

Da diverse settimane la scuola è tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico. A numerose manifestazioni di piazza, promosse da studenti e docenti, si affianca un aspro dibattito politico. Hanno generato polemiche dei provvedimenti adottati dall’esecutivo per i diversi cicli d’istruzione, alcuni motivati dalla necessità di razionalizzare la spesa (maestro unico, dimensionamento degli istituti, riduzioni del monte-ore…), altri da questioni di carattere sociale (le classi d’inserimento per gli studenti stranieri…). È molto complesso pervenire ad un’opinione univoca su quanto sta accadendo, anche perché, come avviene ormai da anni e con diverse maggioranze politiche, gli interventi sulla scuola sono operati tramite singole misure, e non attraverso una necessaria riforma organica.

L’Azione Cattolica Italiana, in considerazione dell’impegno formativo che caratterizza il suo vissuto ordinario e di un’attenzione costante alla cosiddetta “emergenza educativa”, sente innanzitutto il dovere di sensibilizzare su questi temi responsabili, soci e simpatizzanti: specialmente in un momento fortemente segnato da letture ideologiche, occorre impegnarsi in un profondo lavoro di studio e di confronto. Per questo motivo, gli strumenti informativi dell’associazione, nelle prossime settimane, dedicheranno ampio spazio al mondo-scuola, affiancandosi alle riflessioni che ordinariamente ci vengono proposte dal Movimento Studenti di AC e dal Movimento d’Impegno Educativo.

La difficoltà di giungere a conclusioni non impedisce però di esprimere alcune osservazioni iniziali, che l’associazione presenta anche al mondo politico e a chi è chiamato a promuovere scelte sul campo. Auspichiamo che:

  • la razionalizzazione della spesa non influisca sulla qualità e quantità della formazione scolastica e umana assicurata agli studenti, e sia condotta prestando attenzione ai risvolti occupazionali;
  • la razionalizzazione della rete scolastica non pregiudichi il diritto allo studio degli alunni per mobilità e costi di trasporto;
  • si chiarisca l’idea culturale e pedagogica alla base di alcuni singoli provvedimenti (maestro unico, nuove classi di concorso per i professori, diverso rapporto numerico professori-studenti, voto in condotta, classi d’inserimento per gli studenti stranieri…);
  • le scelte riguardanti l’università si coniughino con il valore della libertà didattica e di ricerca.

È necessario, inoltre, che su un bene così prezioso per la società, quale la scuola, si cerchino tutte le strade democratiche per arrivare a conclusioni condivise, evitando il ricorso a strumenti legislativi che mortificano il dibattito pubblico.

Appare evidente che l’esclusivo ricorso ad azioni di protesta non faccia il bene della scuola, e in questo senso tutti siamo chiamati a responsabilizzarci sul valore di un dissenso che sia costruttivo per l’esercizio della democrazia.

Occorre una riflessione condivisa, che non coinvolga solo alcuni settori, perché le questioni proposte interrogano la politica e i sindacati, ma anche famiglie, insegnanti e studenti. Tutta la società civile, dunque, si senta interpellata e sia consapevole di quanto sta cambiando, valorizzandone il positivo e vagliando il restante con l’esperienza del vissuto ordinario.

A tal proposito, l’Azione Cattolica fa proprie le recenti parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano: «La scuola non deve separarsi dalla società e deve far crescere le giovani generazioni nella passione dello studio e della conoscenza, nella capacità di costruirsi un futuro di lavoro e di vita famigliare, e al tempo stesso deve farle crescere nel senso civico, nella coscienza dei diritti e dei doveri scolpiti nella nostra Costituzione, nell’attaccamento alla Patria, alla nazione italiana e nella volontà di partecipazione democratica nel quadro delle istituzioni repubblicane. Si parta dunque, con uno sforzo di maggiore serenità – nel confronto tra maggioranza e opposizione in Parlamento, e tra governo e parti sociali – dai problemi che nessuno può negare; e si discutano con spirito aperto tutte le diverse soluzioni che ciascuna parte ha il diritto di proporre e ha il dovere di prospettare in termini positivi e coerenti».

Presidenza nazionale

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