Da presidente a presidente: il card. Bagnasco ha scritto una lettera (a nome della Cei) al prof. Franco Miano (e, attraverso di lui, a tutta l’Associazione) in cui ricorda che i vescovi italiani guardano con «stima e riconoscenza» all'Ac, e la esortano a camminare nella direzione indicata da Papa Benedetto XVI. Il commento alla lettera è di un socio nolano di eccezione: è costituito, infatti, dall’intervista che il presidente Miano ha rilasciato a “l’Avvenire” del 12 ottobre.

I Vescovi scrivono all’AC

Da presidente a presidente: il card. Bagnasco ha scritto una lettera (a nome della Cei) al prof. Franco Miano (e, attraverso di lui, a tutta l’Associazione) in cui ricorda che i vescovi italiani guardano con «stima e riconoscenza» all’Ac, e la esortano a camminare nella direzione indicata da Papa Benedetto XVI. Il commento alla lettera è di un socio nolano di eccezione: è costituito, infatti, dall’intervista che il presidente Miano ha rilasciato a “l’Avvenire” del 12 ottobre.

Leggi la lettera del Card. Bagnasco

L’INTERVISTA AL PRESIDENTE MIANO

da “Avvenire” del 12 ottobre 2008
Intervista di Mimmo Muolo

Il magistero di Benedetto XVI come «bussola». Le indicazioni del cardinale Angelo Bagnasco come «programma di lavoro». E la gioia per questo «gesto di attenzione» come «stimolo a fare sempre meglio, a servizio della Chiesa e della società». Franco Miano commenta così la lettera che il presidente della Cei ha scritto all’Azione cattolica, all’inizio di un nuovo triennio è[…] «Abbiamo accolto il messaggio con grande gioia perché rappresenta un segno di attenzione per l’Ac da parte del cardinale presidente della Cei e, attraverso di lui, di tutti i vescovi italiani. Un’attenzione alla quale vogliamo rispondere recependo pienamente i contenuti e le indicazioni della lettera stessa e impegnandoci ulteriormente nella linea che ci viene indicata».

Una delle prime indicazioni è l’auspicio che l’Ac resti fedele all’ispirazione iniziale. Che cosa significa vivere questa fedeltà oggi?

Significa che la storia non vogliamo tenerla nel cassetto o nel baule dei ricordi. Anzi intendiamo rinnovare e rafforzare il nostro servizio alla Chiesa nell’epoca della globalizzazione, rispondendo alle sfide attuali, che nella lettera sono chiaramente indicate e che vanno dalla promozione della vita e della famiglia all’emergenza educativa. In tutte queste problematiche davvero, come afferma il testo, vogliamo farci guidare dal magistero di Benedetto XVI che sarà per noi la bussola.

Una bussola indica la direzione di marcia. Quale sarà, dunque, la direzione prevalente dell’Ac in futuro?

Quella di recuperare e rafforzare il nostro impegno educativo. Nei 140 anni della sua storia l’Ac ha sempre formato uomini e donne che poi si sono impegnati per l’evangelizzazione e il bene comune. Oggi che è in atto una vera e propria emergenza educativa, c’è ancora più bisogno di formare le persone facendo scoprire loro il senso vocazionale della vita. E il contributo che l’Ac può dare è duplice. Da un lato con il sostegno alla vita dei gruppi parrocchiali e diocesani. Dall’altro con la presenza nel dibattito culturale, soprattutto per mettere in evidenza il nesso tra la questione educativa e la questione antropologica. Oggi a essere messo in discussione è l’uomo stesso. Dunque è a questo livello che bisogna intervenire.

Nella lettera, infatti, si fa riferimento al Progetto culturale. Come vede il ruolo dell’Ac in relazione a ciò?

L’Associazione è sempre stata una risorsa culturale per la Chiesa e il Paese. E intende continuare ad esserlo. Dunque occorre accrescere la collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale e approfondire l’impegno di ricerca delle Istituzioni specializzate che fanno capo all’Ac. Dall’altro lato, però, non bisogna perdere di vista la promozione di quella cultura popolare che si riverbera nel territorio.

A proposito di territorio, la lettera invita a potenziare la tradizione che colloca vitalmente l’Ac dentro alle comunità cristiane. Negli ultimi anni, forse, questa vocazione si è affievolita?

No di certo. L’invito ci impegna però a fare sempre meglio, vivendo la capillarità della presenza sul territorio e la dimensione parrocchiale e diocesana a misura dell’oggi. Non c’è solo il lavoro di consolidamento della fede di coloro che già credono, ma occorre farsi carico anche di chi è in ricerca e vorrebbe scoprire o riscoprire il volto di Cristo.

Unità interna e collaborazione con le altre associazioni sono altre due indicazioni della lettera.

Ho partecipato pochi giorni fa al convegno dei presidenti diocesani ed ho gioito nel vedere l’unità di intenti nel realizzare gli obiettivi comuni, che tra l’altro abbiamo sintetizzato nel tema: “Chiamati insieme alla santità”, e che in questo anno straordinario dedicato proprio alla santità vuole essere una speciale indicazione per il nostro cammino. Subito dopo ho partecipato all’assemblea di Retinopera e ho potuto constatare quanto sia proficuo lavorare uniti. L’Ac nel prossimo triennio intende perciò spendersi per la valorizzazione di tutte quelle esperienze in cui ci si mette insieme come gruppi, movimenti e associazioni.

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